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Viaggio On the Road nel Selvaggio Outback Australiano

Gennaio 2015, tre giorni di viaggio on the road attraverso le lande desolate del Western Australia meridionale. Alla scoperta del comunemente noto Outback australiano, un luogo ostile che si estende per milioni di ettari su tutta l’area del Continente Rosso.

Autore: Raianaraya Nature Experience

L’Australia è un enorme continente situato tra l’Oceano Pacifico e l’Oceano Indiano. Sin da quando il famoso esploratore James Cook raggiunse le coste del New South Wales, questa terra diventò meta di viaggiatori, vagabondi e curiosi, oltre ad essere colonia penitenziaria inglese. I primi sbarchi resero immediatamente chiaro quanto difficile potesse essere sopravvivere in quella sconfinata landa desolata. La perlustrazione era complessa e di addentrarsi nel deserto non se ne parlava neanche; come poter affrontare una traversata in un luogo tanto arido e secco senza conoscerne assolutamente niente?

Tutto sommato, nei primi anni dopo la scoperta dell’Australia nel 1770 d.C., i nuovi coloni evitarono di allontanarsi troppo dall’acqua per non rischiare inutilmente in imprese azzardate. Dal secolo successivo, però, dovuto anche al rinvenimento di giacimenti d’oro nell’entroterra, si cominciò ad ipotizzare l’utilizzo di animali alquanto resistenti e adatti alle traversate. Quali esseri viventi potevano assolvere tale compito meglio dei cammelli e dei dromedari? Probabilmente nessun altro sul pianeta. Fu così che si iniziarono a importare migliaia e migliaia di cammelli e dromedari dall’Afghanistan, dall’India e dalla penisola arabica. Ad oggi, si conta una popolazione di queste specie superiore al 1.000.000 su tutto il territorio nazionale.

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Outback Australiano

Nonostante il clima ostico e le temperature tra le più calde al mondo, l’Outback australiano offre degli scenari suggestivi e ospita una fauna locale assolutamente unica. Ad esempio, alcune specie autoctone sono quelle che appartengono ai canguri, ne sono diverse e di vario genere come i wallaby, wallaroo, il canguro rosso e il canguro grigio occidentale. Ma in questi remoti antri vivono anche altre specie animali come i quokka, le aquile australiane, gli struzzi, i dingo, ossia una sorta di cani selvatici, i varani e i già menzionati cammelli.

Per circa l’80% dell’intero territorio australiano, l’outback è la sola realtà che si estende per circa un milione di chilometri quadrati. Vegetazione quasi assente si alterna a porzioni di roccia e deserto dal tipico colorito rossastro, una colorazione che ha origine dalla forte presenza di ferro nel suolo. La natura ha scolpito e modificato questo luogo arcaico, lasciando ad un occhio attento la possibilità di apprezzare dei paesaggi suggestivi e del tutto singolari. Proprio per questa ragione, una volta in Australia, era indispensabile osservare con i propri occhi questa meraviglia naturale.

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Esperance, Western Australia

Dopo aver lasciato Albany, in compagnia di due grandi esploratori come me, avevamo raggiunto la città costiera di Esperance. Nessuno aveva mai sentito il suo nome prima di allora, eppure, una volta entrati nel paese, questo luogo ci parve essere sempre più un paradiso terrestre. Il bianco candido della spiaggia e l’acqua celeste dell’oceano si fondevano dando vita ad uno scenario da sogno. Inoltre, a bordo della nostra magnifica Holden Commodore del 96’, raggiungemmo una terrazza panoramica attrezzata con vista mare.

Uno di quei servizi che ho amato da subito in Australia sono i BBQ elettrici disposti in aree attrezzate dove si può facilmente cucinare per poi pulire e permettere a chi vorrà vivere la stessa esperienza di trovare il barbecue in condizioni da poter essere utilizzato ancora. Quel giorno, riforniti di salsicce e altra carne comprata al Coles, pranzammo in questo gazebo mentre un delfino, ad intermittenza, si divertiva a sondare una precisa area del mare. Un pranzo inconsueto in una città sconosciuta senza che fosse neanche previsto sulla nostra tabella di marcia.

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Che la Traversata abbia Inizio

Allietati dal piacevole pranzo con vista mare e a costo zero, mi misi alla guida della nostra comodissima station wagon. Eravamo così entusiasti per l’avventura che ci aspettava che non stavamo più nella pelle. Percorrevamo l’infinita lingua d’asfalto nell’outback desertico carichi di gioia e per la prima volta stavamo entrando in una zona in assenza di linea. Da quel momento in poi, per circa tre giorni, non avremmo più avuto copertura telefonica.

Macinammo circa 500 chilometri, superando diversi minuscoli paesini come Norseman, Fraser Range e Balladonia. In alcuni casi, il nome del luogo che compariva sulle mappe risultava essere un semplice distributore di benzina con una baracca in legno malandata e, nei casi migliori, un motel alle spalle. Cercammo un posto dove accamparci per la notte e infine trovammo una piazzola in sterrato dove sostava soltanto un altro van. Aspettammo che calasse il sole, ammirammo le luci del tramonto accendere la terra rossa e creare un’ illusione ottica, come se tutto d’improvviso s’infuocasse e poi, in un istante, la notte portasse ogni luce nelle tenebre.

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Eucla National Park, Western Australia and South Australia border

Il giorno seguente ci svegliammo presto. Sul nostro fornellino a propano riscaldammo alcuni cornetti vuoti e li farcimmo con la nutella, ebbene sì, anche nel continente australiano non hanno potuto farne a meno. Circondati da qualche eucalipto e con i primi raggi che affioravano all’orizzonte, ci godevamo una tranquilla e silenziosa colazione nel bel mezzo dell’outback australiano, approfittando della temperatura ancora mite. Una spazzolata ai denti, una controllatina alla mappa e via di nuovo per la nostra strada.

In appena trecento chilometri circa, dopo aver attraversato in poco più di ventiquattro ore qualcosa come mille chilometri, raggiungemmo un luogo che nessuno di noi tre avrebbe mai più dimenticato: Eucla, il confine tra il Western Australia e il South Australia. Nei pressi di questo parco nazionale ci sono diversi look out, ossia punti panoramici da cui poter scorgere l’orizzonte che si perde a vista d’occhio. Ad Eucla, dopo chilometri e chilometri di asfalto e deserto, ci imbattemmo in alcuni dei paesaggi più belli che avessimo mai visto in vita nostra. Muraglioni di scogliere a strapiombo sul Mare del Sud, sconfinate spiagge e dune di un bianco candido quasi irreale e scenari così immensi da sconvolgere la vista di chiunque. Eravamo smarriti, ma totalmente felici di esserlo. Adesso non volevamo altro che tutto ciò continuasse ad accadere e che non finisse mai.

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Un Incubo che si materializza: Fermi nel deserto!

Dopo aver assistito ad uno degli spettacoli più affascinanti della natura e aver consumato un veloce pranzo con dei tramezzini home made, rimboccammo la high way in direzione di Adelaide. Viaggiammo per l’intero pomeriggio fino alle prime luci del tramonto, quando d’improvviso un tonfo accompagnato da un forte sussulto e da un lungo stridio metallico ruppe l’atmosfera di pace. L’incubo che diventa realtà, le paure più profonde che si concretizzano in un battito di ciglia: una foratura dello pneumatico nel bel mezzo del nulla e qualche istante prima che cadessero le tenebre.

Svuotammo l’intero cofano posteriore dell’auto, backpack, chitarra, fornellino, termos, acqua, cibo, materasso e borse varie per recuperare la preziosissima ruota di scorta. Iniziammo a sbullonare quel che era rimasto della ruota andata e una volta fatto ciò, non restava che inserire il nuovo pneumatico e tutto avrebbe preso la piega giusta. Il mio amico cercò di agganciare lo pneumatico di scorta al blocco di supporto, ma niente, tutto inutile, non entrava in nessun modo. Incominciammo a darci il cambio per colpire la ruota affinché in qualche maniera riuscisse a aderire al supporto, ma era complicato. I fori della ruota di scorta erano di misura diversa e non c’era quindi alcun modo per poterla far entrare. La serata stava per prendere la peggior piega possibile: da soli, di notte, senza copertura telefonica e con una gomma esplosa.

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Non tutto è perduto: l’arrivo a Ceduna

Ci demmo il cambio più e più volte, mentre, il sole ormai era calato all’orizzonte cedendo il posto a quel pallido chiarore della luna che a stento illuminava la nostra auto e l’outback attorno a noi. Avevamo quasi perso le speranze quando un calcio ben mirato del mio amico finalmente fece entrare la ruota in tre punti. Tutti e tre ci guardammo e con uno sguardo d’intesa avemmo la stessa reazione: correre ad avvitare lo pneumatico anche se storto. Completammo il lavoro e decidemmo di cominciare a muoverci ad una velocità minima, cercando di comprendere se così la ruota tenesse. Ogni dieci minuti fermavamo l’auto e controllavamo se i bulloni fossero ancora fissi.

Le prime due, tre volte alcuni bulloni si allentarono di molto, successivamente, per qualche misteriosa ragione e per volere di qualche magnanima divinità celeste, i bulloni si fissarono e riuscimmo, procedendo ad una velocità media di 40 km/h, a raggiungere un distributore di benzina e fermarci per la notte. Al mattino seguente, fummo svegliati da una decina di corvi, tra cui uno piuttosto burbero che cominciò anche a picchiettare sul tettuccio dell’auto. Per il mio amico era un brutto segno, invece, contro ogni previsione, in mattinata riuscimmo ad arrivare al primo paese con forme di vita umane dove con molta difficoltà spiegammo che la nostra station wagon fosse la nostra casa in quel periodo e che avremmo avuto bisogno di una riparazione al più presto.

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Missione Compiuta, il viaggio nel selvaggio Outback è salvo

Un muretto in pietra, sabbia e sterrato sotto i nostri piedi, uno dei compagni d’avventura, preso da un momento di malinconia, strimpellava qualche nota sulla sua chitarra, mentre sullo sfondo, il nulla cosmico si perdeva a vista d’occhio. Dopo qualche ora, la nostra auto ci fu riconsegnata pronta e pulita. Finalmente, eravamo riusciti ad ottenere una vittoria importante sull’outback australiano. L’incubo era stato allontanato e così potevamo riprendere il nostro viaggio oltrepassando la zona più wild di quella nostra traversata. Procedemmo ancora per giorni, ma questa è un’altra storia.

Le avventure in Australia non finiscono qui, ma nel frattempo, altri istanti nel continente rosso sono già nel nostro Blog.
Raianaraya Nature Experience

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Irpinia, il Cuore della Campania

L’Irpinia è una florida terra adagiata tra le vallate centrali della regione Campania. Un luogo dove natura, storia e tradizioni locali creano un’atmosfera singolare che solo chi vi è stato può comprendere appieno

Autore: Raianaraya Nature Experience

Nell’area territoriale adagiata tra le dolci colline e i modesti rilievi appenninici della Campania, sorge l’Irpinia; una terra che conserva ancora oggi quei tratti storico-culturali che nei secoli ne hanno caratterizzato la sua evoluzione. Compresa prevalentemente tra le verdeggianti vallate della provincia di Avellino, l’antica terra degli Irpini confluisce a sud con la splendida Salerno e con i confini della Basilicata.

Sul versante orientale, la città medievale di Ariano Irpino indica gli ultimi chilometri prima di addentrarsi nella regione costiera della Puglia, mentre, il fiume calore, originatosi dai Monti Picentini, scorre placido e conduce attraverso le naturali conformazioni geologiche alla vicina città delle streghe, Benevento. Infine, ad occidente, si estende la cosmopolita e caotica Napoli.

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Gli Hirpini e il Lupo

Le origini dell’Irpinia tutt’oggi non sono del tutto chiare. Ciò è dovuto alla mancanza di fonti storiche che ne testimonino il suo corso in modo lineare. Tuttavia, grazie alla riscoperta di alcuni reperti di epoca romana, si è giunti alla conclusione che questa popolazione avesse pieno controllo del territorio già prima delle guerre sannitiche, IV-III secolo a.C.

Infatti, le gesta degli irpini sono decantate già ai tempi delle guerre espansionistiche di una Roma allora repubblicana. Stanziati pressappoco nell’odierna Campania tra le valli dell’Ofanto, del Sabato e dell’Ufita, questa stirpe di gente appartenente ai Sanniti parlava l’osco, una lingua condivisa da buona parte dei popoli italici meridionali nei secoli antecedenti all’impero romano.

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Curiosa è l’etimologia del nome con cui questo popolo decise di farsi chiamare: Hirpini. Parola che deriva da Hirpus, ovvero lupo in osco. Si narra che la gente irpina fosse di indole rozza e belligerante e che per queste ragioni si identificasse orgogliosamente con la figura di Marte, Dio della guerra, della forza e della virtù umana.

Gli Irpini, inoltre, mostravano un considerevole rispetto per un animale selvaggio locale. Una bestia che ancora oggi rappresenta la forza, il coraggio e lo spirito di resistenza: il lupo. Presumibilmente, dovuto forse anche alle sue caratteristiche mitiche, la tenace e vigorosa figura del lupo venne accostata alla divinità Marte. Difatti, divenne simbolo della stirpe irpina contraddistinguendola a lungo.

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Tramonto dalla cittadina di Mirabella Eclano (AV), Campania

Mito e leggende: dalla Janara ai Lupenari

Quando si è piccoli, i nostri nonni fanno sfoggio di tutti quei racconti e di quelle credenze locali che lasciano chiunque le ascolti sempre alquanto affascinati. In fondo, in ogni cultura del pianeta compaiono leggende o miti, narrazioni misteriose e talvolta occulte che trattano di elfi, divinità, demoni o qualsivoglia entità magica. In effetti, qualsiasi popolo è come se attingesse le proprie tradizioni da creature ed eventi sovrannaturali.

Allo stesso modo, anche l’Irpinia appare impregnata di misticismo e scenari fiabeschi. Tra le figure più rinomate, una posizione di rilievo è assegnata ai mitici lupenari, uomini che, nati durante la notte di Natale, hanno osato sfidare Cristo e per questo sono condannati ad un’esistenza da dannati. Infatti, ad ogni luna piena, i poveri malcapitati si trasformano in licantropi e vagano tutta la notte per i boschi e le campagne del posto.

Lupi mannari, Irpinia, Campania

Nell’area centrale della Campania è spesso menzionato anche il magico e maligno scazzamauriello. Si narra che questo elfo fatato sia di piccole dimensioni e sia vestito in abiti scuri e cupi. Nel cuore dell’Irpinia, l’entità oscura si presenta sotto forma di un omuncolo peloso e pare si diverta a disturbare il sonno delle persone sedendosi sulla loro pancia durante la notte.

Infine, un’emblema del beneventano, ma che si è esteso anche nelle vicine terre irpine è la Janara. Una strega malvagia, abile negli incantesimi e profonda conoscitrice delle erbe naturali, che la notte vaga per tormentare i sogni degli sventurati. In origine, la janara di Benevento soleva incontrarsi con altre fattucchiere sotto di un noce dove, insieme, compievano riti e veneravano il demonio. Queste sono soltanto alcune delle decine di leggende che circolano da tempo immemore in queste antiche località irpine.

Janara, Irpinia, Campania

Monti Picentini e Monti del Partenio

Parte delle catene montuose appenniniche situate in Campania convergono nel rigoglioso territorio irpino dando vita a scenari montuosi alquanto suggestivi e offrendo splendidi panorami sulle sconfinate vallate sottostanti. I due massicci principali sono quelli dei Monti Picentini e dei Monti del Partenio. I primi raggiungono le altitudini più importanti, tra i quali, il Monte Cervialto, il Terminio e il Polveracchio che dominano sull’intera area circostante con i loro corrispettivi 1.809, 1.806 e 1.790 metri s.l.m.

Sul monte Cervialto si organizzano escursioni, in genere, partendo dall’altopiano di Laceno, nel comune di Bagnoli Irpino, che prende il nome dall’omonimo lago. Quest’ultimo è meta turistica soprattutto durante le festività, infatti, non solo in alcuni periodi invernali è possibile sciare, ma molti campani, in particolare del napoletano, approfittano della pace e della tranquillità della montagna per evadere dal caos e dallo stress quotidiano.

Lago Laceno, Bagnoli Irpino, Irpinia, Campania
Lago Laceno, Bagnoli Irpino

La località dei Monti Picentini è molto rinomata per quello che viene considerato come l’oro nero della gastronomia: Il tartufo nero. Ogni anno, infatti, è possibile degustare molte varietà di piatti tradizionali a base del pregiato fungo alla festa del tartufo di Bagnoli Irpino. Mentre, nella vicina Montella, si trova un parco attrezzato naturalistico, il Bioparco Fattoria Rosabella, in cui è presente una cascata e un sentierino lungo il fiume che vi ci conduce. Un luogo rasserenante dove si può trascorrere una giornata nella natura incontaminata e degustando prodotti tipici locali.

Infine, i Monti del Partenio sono rilievi con una quota relativamente inferiore a quelli Picentini. Noti in particolare per la grande produzione di nocciole a livello nazionale, questi monti si presentano con una conformazione più compatta e omogenea. Tra le montagne della catena montuosa, quella più celebre è Montevergine, nel comune di Mercogliano, per via dell’omonimo Santuario Abbazia.

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Veduta da Montevergine, Mercogliano, Avellino

I borghi incontaminati dell’Irpinia

In questo magico angolo d’Italia, sparpagliati in modo eterogeneo, sorgono antichi e remoti borghi medievali. In alcuni casi, evidenti sono le tracce del passato locale che talvolta sono riconducibili al paleolitico e al neolitico. I siti archeologici di maggiore rilievo sono sicuramente gli scavi di Abellinum ad Avellino e gli scavi di Aeclanum nella città di Mirabella Eclano. Entrambe le località sono di epoca romana ed erano dei centri nevralgici lungo la via Appia, unico vero collegamento per la vecchia Apulia, ossia l’odierna Puglia. Reperti romani sono stati rinvenuti anche nella panoramica Frigento, una piccola cittadina a quota 911 metri s.l.m. che veniva utilizzata dai romani per immagazzinare e conservare le scorte di cibo destinate a rifornire l’Irpinia e buona parte della Campania.

Una caratteristica che accomuna molti dei borghi irpini è sicuramente la loro elevata posizione. Infatti, buona parte di questi paesini è ubicata su rilievi che talvolta oltrepassano anche i mille metri di altitudine. La località con la quota più importante d’Irpinia è Trevico, un piccolo centro abitato a sud est della suddetta area geografica in cui è ancora possibile rivivere quel silenzio senza tempo immerso nella natura selvaggia circostante. Molto suggestivi sono anche Monteverde, classificato come uno dei borghi medievali più belli d’Italia e Nusco, definito il balcone d’Irpinia per la sua ampia veduta sulle verdeggianti distese limitrofe.

Rocca San Felice, Irpinia, Campania
Panorama Rocca San Felice, Irpinia

La medievale Rocca San Felice, immersa nella natura, domina sulle vallate dell’alta Irpinia e si impregna di mito con la Valle d’Ansanto, anche nota come Mefite. Quest’ultima era considerata dagli Irpini un luogo sacro dove poter venerare la Dea Mefite, divinità a cui chiedevano ricchezza e protezione. Altri borghi in alta quota sono Zungoli, Bisaccia, Calitri, Guardia dei Lombardi, la Gesualdo del rinomato madrigalista e Lioni.

Oltre ad essere immersi nella natura, alcuni paesini di quest’area della Campania offrono anche vere prelibatezze a livello internazionale. Taurasi, ad esempio, con l’omonimo vino DOCG possiede alcuni dei vigneti più invidiati al mondo. Ad Avellino è possibile degustare alcuni dei vini bianchi pregiati d’Italia, tra cui il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo.

Vigneti Irpinia, Avellino, Campania

L’Irpinia è una terra legata fortemente alle sue tradizioni ed è plasmata da una storia ancora tangibile che non smette mai di stupire. I borghi e le località da scoprire sono molti e sarebbe stato impossibile riuscire a citarli tutti. In questo articolo ho voluto semplicemente raccontare di un luogo a me molto caro poiché è lì che sono nato ed è lì che risiedono le mie radici.

Venite a sognare con noi immergendovi nei borghi abbandonati inghiottiti dalla natura selvaggia tra l’Abruzzo e le Marche.
Raianaraya Nature Experience

Monte Pana Val Gardena: Troi Unika e Sun Pana

Escursioni Monte Pana – passeggiate tra le Dolomiti in Val Gardena a Santa Cristina Gherdëina. Il Sentiero Troi Unika e il Sun Pana

Autore: Raianaraya Nature Experience

Adagiato tra Santa Cristina di Val Gardena e l’Alpe di Siusi, il Monte Pana è un altopiano che sorge tra i 1.600 e 1.800 m s.l.m. Con una vista privilegiata sul Sasso Lungo, Sasso Piatto e Gruppo Sella, questo monte sito in Santa Cristina Gherdëina concede ampi scenari incontaminati con balconi mozzafiato su alcune delle Alpi dolomitiche più belle d’Italia. Ecco le due facili passeggiate sul Monte Pana Val Gardena, nei pressi degli impianti di risalita e delle piste da sci: il Sun Pana e il Troi Unika.

Monte Pana Dolomites Hotel: Sun Pana

Il primo dei due sentieri sul Monte Pana è il Sun Pana. Questo facile percorso ad anello ha origine nelle immediate vicinanze del Monte Pana Dolomites Hotel. La tranquilla passeggiata offre una veduta affascinante sul Parco Naturale Puez-Odle, patrimonio mondiale Dolomiti UNESCO.

l’assolato altopiano è meta ideale per una passeggiata invernale tra i dolci prati innevati. Con una lunghezza di circa 2 chilometri e un totale di 30 minuti di percorrenza, il Sun Pana è un’escursione adatta a tutti e con un dislivello positivo inferiore ai 100 metri.

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Il sentiero è tranquillo e immerso in una quiete straordinaria soprattutto in inverno, prima dell’alta stagione. Qui ha inizio anche un sentiero per Escursionisti Esperti, EE, che conduce al Passo Sella Ronda.

Il Sun Pana non si incontra mai con l’inizio dei sentieri escursionistici più complessi e se non si vuole incappare nel nostro stesso errore, è meglio ricordarsi di imboccare questo sentiero passando per l’area di ricreazione per bambini alle spalle dell’Hotel.

Sentiero Troi Unika Monte Pana Val Gardena

Un’altra meravigliosa passeggiata sul Monte Pana Val Gardena è il Troi Unika. Il sentiero Troi Unika consente di esplorare le praterie innevate dell’altopiano seguendo un percorso tematico costellato di sculture in legno. Ad ogni tappa è possibile ammirare opere realizzate da artisti locali con citazioni e massime di grandi personaggi della storia.

Il percorso nel tratto iniziale è costeggiato da piste da sci blu, in genere frequentate da bambini e ragazzi alle prime armi. D’altronde, la Scuola sci Santa Cristina consente di iniziare a sciare già dal primo giorno in maniera sicura e veloce. L’origine del sentiero infatti è in corrispondenza delle suddette piste da sci, nei pressi dell’impianto di risalita del Monte Pana.

Nell’ultima metà del sentiero invece il Troi Unika si immerge nella fulgida vegetazione del Monte Pana Val Gardena. Qui l’atmosfera si acquieta e solo il fruscio dei passi nella neve unito al cinguettio degli uccelli rompe il velo del silenzio.

Il quadro più emozionante si crea dalla magia di due mani che incontrandosi racchiudono e immortalano come su una tela il paesaggio paradisiaco delle Dolomiti della Val Gardena a Santa Cristina Gherdëina.

Come arrivare al Monte Pana

Le due bellissime passeggiate hanno origine a poche decine di metri di distanza l’una dall’altra. Ognuna delle quali può avere inizio anche direttamente dal centro di Santa Cristina Gherdëina. Le soluzioni per raggiungere il Monte Pana sono:

  • Seggiovia dal centro di S. Cristina,
  • Parcheggio gratuito, stazione a valle S. Cristina, e a piedi 40 minuti fino all’altopiano,
  • In auto fino al Monte Pana: parcheggio gratuito nei pressi del Monte Pana Dolomites Hotel, a pagamento gli altri due.

In questa meraviglia nel cuore della Val Gardena è facile perdersi in un gioco costante di emozioni e paesaggi. Passeggiare nel silenzio della natura, ammirare le maestose Alpi Dolomitiche dell’Alto Adige, lanciarsi all’avventura e sciare tra le montagne più affascinanti d’Europa è un’esperienza unica che solo provandola si può comprendere appieno.

Vivi anche tu la natura e solca i confini del selvaggio insieme a noi.
Raianaraya Nature Experience

Escursione al rifugio Firenze da Sëlva – Santa Cristina Gherdëina

Trekking in Val Gardena nel Parco Naturale Puez-Odle. Ecco una panoramica escursione al rifugio Firenze da Sëlva a Santa Cristina Gherdëina tra le Alpi dolomitiche dell’Alto Adige.

Autore: Raianaraya Nature Experience

La Val Gardena è un’oasi naturalistica intricata di sentieri che tra le Alpi dolomitiche del Parco Naturale Puez-Odle, Il Gruppo Sella-Ronda, il Sassolungo e lo Sciliar concede panorami tra i più affascinanti dell’Alto Adige. In particolare, l’escursione al Rifugio Firenze da Sëlva è un’esperienza tutta da vivere che consente di esplorare le pendici del monte Stevia, 2555 m s.l.m. e le malghe immerse nelle assolate praterie alpine.

Questo è un trekking facile da poter affrontare tutto anche se in inverno può presentare tratti piuttosto ostici. Ciò accade per lo scioglimento della neve che contribuisce alla formazione di strati di ghiaccio che possono diventare pericolosi. Nelle stagioni fredde infatti è meglio accertarsi prima delle condizioni del sentiero e poi intraprendere l’escursione, sempre muniti di ramponcini, così da evitare imprevisti spiacevoli.

Sëlva di Val Gardena, Daunei e l’inizio del sentiero

Districati tra le Dolomiti del Puez-Odle, i sentieri per raggiungere il Rifugio Firenze sono diversi tra Santa Cristina di Valfurva e Sëlva di Val Gardena. Ma il percorso in questione parte da Daunei, una frazione di Sëlva che può essere intrapreso sia dal parcheggio di Daunei sia direttamente dal centro del paese altoatesino. Infatti, per chi avesse voglia di vivere una giornata senza auto, potrebbe semplicemente usufruire dei bus di linea e iniziare l’escursione al Rifugio Firenze da qui.

Itinerario escursione al Rifugio Firenze da Sëlva di Val Gardena:

  • Sëlva di Val Gardena,
  • Daunei – parcheggio gratuito,
  • Rifugio Juac, 1905 m s.l.m., Alpe di JuacSentiero n. 3,
  • Prima sentiero n. 3 poi sentiero n.1 per il Rifugio Firenze, 2037 m s.l.m.,
  • Col Raiser – Cabinovia per Santa Cristina,
  • Santa Cristina Gherdëina,
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Questa è una tra le vie panoramiche più belle nelle Dolomiti del Puez e delle Odle in Val Gardena.

Rifugio Juac, Sentiero n. 3

Daunei è raggiungibile da Sëlva in circa trenta minuti a piedi, mentre, in circa cinque minuti in auto. Dal parcheggio di Daunei lo scenario è già selvaggio. Qui, a pochi passi dalla piazzola, ha origine il sentiero segnato n. 3 che conduce al Rifugio Juac. Con appena 250 metri di dislivello, il percorso penetra tra le verdi sponde e il bosco di conifere. Il primo tratto è il più duro e in particolare con la neve presenta ostacoli come il ghiaccio, che talvolta, in assenza di ramponcini, rendono alquanto difficile la salita.

Nel primo tratto del sentiero, nei pressi del parcheggio, sorge un laghetto. Oltrepassato il bacino, il sentiero conduce prima ad una scultura lignea che rappresenta una motosega. In seguito, il percorso guida tra sculture in legno raffiguranti animali dove grazie alla presenza di pannelli didattici è possibile ottenere informazioni sulla vita locale e sugli animali che dimorano in questo habitat alpino.

La salita alterna tratti estremamente ripidi ad altri con un lieve pendio. E ad ogni passo il paesaggio lascia sempre più spazio alle emozioni. Lo Stevia torreggia incontrastato e mostra orgoglioso le aspre rocce di dolomie. Tutto intorno invece le Alpi regalano uno spettacolo che solo madre natura è in grado di mettere in atto. Il silenzio è padrone e solo il cinguettio degli uccelli accompagnato dal fruscio dei passi nella neve interrompe questa quiete mistica. L’escursione al Rifugio Firenze è ancora lunga, ma il rifugio Juac è ormai alle porte.

In circa trenta minuti ecco iniziare a sopraggiungere la sagoma del rifugio. Coprire questi ultimi metri è un’esperienza dal fascino unico. Il massiccio dello Stevia domina sulla scena e le ampie praterie del tutto innevate sembrano trasportare la mente in una nuova dimensione, un luogo lontano, ma pur sempre familiare. Il manto candido ricopre ogni spazio e proprio dalla neve ecco emergere il rifugio Juac, 1905 metri s.l.m., un ospitale e grazioso casolare situato sulle pendici dell’Alpe Juac.

Sassolungo veduta dal rifugio Juac, escursione al rifugio Firenze
Veduta dal rifugio Juac sul Sassolungo e il Sasso Piatto

Rifugio Firenze, Santa Cristina Gherdëina

Giunti al rifugio Juac, l’imponente monte Stevia apre il sipario ad un paesaggio mozzafiato dove a Nord svettano le pareti del Geisler, a Sud il magnifico Sassolungo abbraccia il Sasso Piatto e infine, il maestoso Sella-ronda conquista la scena. Con questo scenario idilliaco il passo procede agevole e con la mente libera e ammaliata. l’escursione al rifugio Firenze è ormai quasi al termine. Ed è infatti con circa trenta minuti di cammino che si sopraggiunge al suo cospetto.

Il Rifugio Firenze sorge a 2037 metri s.l.m. ed è uno dei primi rifugi ad essere stati eretti tra le Alpi in Val Gardena nel 1888. In origine appartenente al Club Alpino Austro-tedesco, al termine della prima guerra mondiale questo fu affidato al CAI di Firenze che lo rinominò con il suo nome attuale. Solo nel 2010 il rifugio fu affidato alla Provincia Autonoma di Bolzano.

Il rifugio è aperto solo nelle stagioni calde, pertanto, per gustare le pietanze tipiche locali e pernottare al suo interno bisogna affrontare questo trekking tra maggio e ottobre. Questo è il punto dell’escursione che tocca la quota più elevata, circa 400 metri di dislivello positivo dalla frazione di Daunei. Inoltre, il rifugio Firenze offre un balcone da sogno sulle Alpi del Parco Naturale Puez-Odle.

Monte Stevia, rifugio Firenze
Monte Stevia – Parco Naturale Puez-Odle

Sentiero CAI 4 – Col Raiser da rifugio Firenze

Una volta affrontata l’escursione al rifugio Firenze è possibile raggiungere Col Raiser e l’omonima cabinovia a monte. Il sentiero CAI 4 accompagna dolcemente prima verso la Malga Odles, una piccola baita in legno e in seguito a Col Raiser. Questo percorso è in piano ed è adatta a tutti, anche a bambini e passeggini. In poco meno di trenta minuti l’ampia prateria si palesa e la meta è conquistata.

Da Col Raiser è possibile seguire il sentiero n. 1 verso la stazione a valle della Cabinovia oppure scendere dal monte comodamente in ovovia. Questo consente di giungere a Santa Cristina Gherdëina e completare una sorta di anello delle Puez-Odle. Dalla stazione a monte il sentiero è ripido e scosceso, infatti bisogna prestare molta attenzione ed è consigliato praticarlo solo nelle stagioni calde. Inoltre, questo necessita di circa due ore, ma a seconda dell’allenamento può variare.

Da Col Raiser è perfino possibile affrontare uno dei trekking più suggestivi della Val Gardena che conduce tra pascoli erbosi e praterie sconfinate sul Seceda a quota 2518 metri s.l.m., un itinerario di estrema bellezza tra le Alpi più affascinanti delle Dolomiti. Ma questa è un’escursione più difficile da intraprendere in un secondo momento. Inoltre, per chi volesse visitare il monte Seceda, è anche possibile raggiungerlo con gli impianti di risalita da Ortisei.

Monte Seceda
Monte Seceda

Il Parco Naturale Puez-Odle è patrimonio World Heritage Site UNESCO ed è un paradiso nel cuore della Val Gardena. Scopri anche le meraviglie del Trentino e dell’Alto Adige con noi.
Raianaraya Nature Experience

Escursione sul Monte Pic – Alpe Sëurasas, Dolomiti Val Gardena

L’Alpe Sëurasas appartiene alle Dolomiti della Val Gardena, patrimonio dell’UNESCO. Con un’escursione sul Monte Pic è possibile ammirarle in tutto il loro splendore. Decine di malghe, il rifugio Sëurasas e balconi dall’alto completano un quadro con il Sassolungo, Sasso Piatto, Gruppo del Sella, Alpe di Siusi e Sciliar

Autore: Raianaraya Nature Experience

L’Alpe Sëurasas è una perla delle Dolomiti in Alto Adige. Adagiata in una posizione strategica, questa offre un panorama a 360° sulle vette dolomitiche della Val Gardena. Il Gruppo del Sella, il Sassolungo e il Sasso Piatto, il Catinaccio di Antermoia, i Denti di Terrarossa e lo Sciliar dell’Alpe di Siusi sono tutti ben visibili e regalano uno scenario mozzafiato. Ecco l’escursione sul Monte Pic e rifugio Sëurasas da Santa Cristina di Val Gardena, attraverso le malghe di Sëurasas nel cuore della valle tra Ortisei e Selva di Val Gardena.

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Santa Cristina di Val Gardena

Circondata da una cinta di Alpi dolomitiche, Santa Cristina di Val Gardena è un borgo pedemontano che sorge al cospetto del maestoso Gruppo del Sassolungo, Saslonch in ladino. Con appena 2000 abitanti, la località montana è tra le più affascinanti dell’Alto Adige e offre vedute dall’alto grazie ad una fitta rete sentieristica e a escursioni di ogni genere. In particolare, dal centro del paese nascono percorsi escursionistici e trail per mountain bike che consentono di vivere esperienze nella natura senza dover ricorrere ad auto o mezzi pubblici.

In inverno, in diverse fasce orarie del giorno è anche attivo il servizio skibus che permette di raggiungere la destinazione desiderata ancor prima e in piena comodità. Ad esempio, l’escursione sul Monte Pic e al rifugio Sëurasas può essere intrapresa in diversi punti della valle: da Col Raiser e dal Rifugio Firenze, da Ortisei e dal centro di Santa Cristina di Val Gardena.

Quest’ultimo è anche l’origine del nostro trekking, ma avendo la fortuna di pernottare in un residence a Plesdinaz, possiamo evitare lo strappo in salita con pendenze vertiginose che dal paese conduce prima nella già citata località e poi all’ingresso del sentiero vero e proprio. Ad ogni modo, dalla fermata Dosses, a Santa Cristina, parte lo skibus per Puzé che in circa cinque minuti porta ad un’altezza della strada Plesdinaz che facilita l’escursione.

Plesdinaz, l’inizio escursione sull’Alpe Sëurasas

Il segnavia con il n. 20 per l’Alpe Sëurasas e per l’omonimo rifugio è presente già da Plesdinaz, in prossimità della fermata autobus Skibus: La Crëusc. Qui la salita è in forte pendenza e conduce, sia su asfalto sia su brevi tratti in sterrato, nei pressi del Parcheggio Cristauta. Nel nostro caso, usciti dall’appartamento, saliamo a piedi e affrontiamo questa prima parte con pendenze sfiancanti. Per evitare tali salite iniziali, è possibile parcheggiare l’auto direttamente al Cristauta. Tutto dipende da quanta voglia si ha di camminare.

Procediamo tra i tornanti e a tratti lasciamo la strada per addentrarci nel bosco. Difatti, il sentiero n. 20 accompagna chiunque ne abbia voglia fino alla mulattiera senza adoperare l’auto. La natura è padrona e solo il silenzio e le poche malghe riempiono i pendii, innevati e immemori. Con una scarpata finale raggiungiamo il vero percorso, ossia il sentiero che dal rifugio Firenze conduce prima al rifugio Sëurasas e poi al monte Pic.

Giunti sul sentiero, iniziamo ad avanzare sulla neve e per un attimo anche in piano. Ne approfittiamo per riprendere fiato e scattare qualche prima foto del Sassolungo e dello Sciliar in lontananza. Sebbene una leggera foschia, il quadro è dipinto nei minimi dettagli. Ogni montagna, vetta o albero sembra essere in un equilibrio perfetto con l’ambiente. Procediamo avanti fino al primo bivio. A sinistra la via porta ad Ortisei, mentre davanti sale verso il rifugio Sëurasas. Ed è così che entusiasti varchiamo la soglia della prima salita verso la meta.

Rifugio Sëurasas, 2020 m s.l.m. Val Gardena

Il sentiero prima sale ripido e quasi si inerpica sulla montagna, ma in circa 20 minuti terminiamo il primo tratto che conduce ad un bivio:

  • A sinistra il sentiero n. 4 per Ortisei
  • A destra il sentiero n. 20escursione monte Pic e rifugio Sëurasas

Da questo punto il segnavia indica 1:10 ore per il rifugio Sëurasas e 1:50 ore per il monte Pic. Così, con un manto nevoso sempre più omogeneo, scaliamo i pendii, a volte più dolci, altre più aspri.

In circa un’ora raggiungiamo il rifugio Sëurasas. Nell’affrontare i tornanti, silenziosi e innevati, delineiamo un nuovo sentiero e lasciamo che le nostre orme si confondano con quelle di altri escursionisti, ma anche di camosci e di caprioli. Questo infatti è un habitat naturale prediletto per gli animali alpini. Poco prima del Sëurasas, una casupola in legno è del tutto ricoperta da dune di neve e risplende al tocco dei raggi del sole.

Dal Rifugio Sëurasas il sentiero continua verso la Kreuz (Crujeta), 2149 m s.l.m. e il monte Pic a 2363 m s.l.m. Inoltre, i più esperti e attrezzati possono pensare di raggiungere il Seceda, da cui l’ampio balcone su una candida val Gardena concede un paesaggio di straordinaria bellezza. Eppure, già da questa posizione il paesaggio concede una vista mozzafiato sui massicci dolomitici del Sella, Sassolungo e Sciliar. Il rifugio in inverno è chiuso, ma durante la stagione estiva è aperto e consente anche di pernottare.

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Escursione Monte Pic, Alpe Sëurasas

Giunti al Sëurasas, il sentiero n. 20 continua con una pendenza vertiginosa e per circa 20 minuti non lascia respiro. Più avanziamo e maggiore è la visuale sull’intera valle. L’escursione sul monte Pic è piacevole anche se faticosa. L’ascesa inoltre regala sempre emozioni ed è così anche questa volta. La destinazione è a circa 40 minuti di trekking dal rifugio Sëurasas. Dal privilegiato punto panoramico i villaggi sembrano scomparire e solo la natura pare dominare.

Sciliar e Alpe di Siusi dal Rifugio Seurasas e Alpe di Seurasas

La terrazza panoramica regala un’esperienza indimenticabile in una valle caratterizzata da creste sporgenti, guglie frastagliate e paesaggi onirici. Giungere in cima è un concentrato di emozioni che inizia dal momento in cui muovi il primo passo. L’escursione sul monte Pic nonché sull’Alpe Sëurasas non è da meno. Per tutto il tragitto siamo circondati da un’aura positiva e guardando lo scenario siamo ammaliati da un qualcosa di raro, un mondo lontano da noi. Sul sentiero il suono della quiete riecheggia e in piena armonia con la natura, dà origine alla sua melodia più celebre.

La natura e le Alpi selvagge si fondono in un unico reame tutto da vivere. La Val Gardena è solo una delle località da poter esplorare in lungo e in largo. Vieni a scoprire con noi anche la magia delle Dolomiti d’Ampezzo, le meraviglie del Parco Nazionale del Gran Paradiso e l’indiscusso re delle Alpi, al cospetto del Monte Bianco.
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Alpe di Siusi escursione da Ortisei – Dolomiti Val Gardena

Escursione da Ortisei sull’altopiano di Siusi tra l’incantevole Alpe di Siusi e le vette delle dolomiti della Val Gardena

Autore: Raianaraya Nature Experience

Nel cuore dell’Alto Adige sorge l’altopiano più esteso d’Europa, l’Alpe di Siusi. Il massiccio montuoso sito in Sud Tirol è un’icona della provincia autonoma di Bolzano che svetta nel comune di Castelrotto. La splendida sezione delle Dolomiti è provvista di una cabinovia sia da Siusi allo Sciliar sia da Ortisei in Val Gardena. Queste consentono di raggiungere l’altopiano di Siusi in pochi minuti e ammirare lo straordinario panorama che si cela dall’alto. Ecco un’escursione da Ortisei tra le Dolomiti della Val Gardena.

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Escursioni facili Alpe di Siusi da Ortisei

La Val Gardena, così come gran parte delle valli in Trentino, offre un labirinto di sentieri ed escursioni di ogni genere. Le vie invernali ed estive si intrecciano e conducono tra le rocce e le guglie dolomitiche. In particolare, esplorare l’altopiano di Siusi è alla portata di tutti e grazie a escursioni facili da Ortisei girovagare ad alta quota diventa un sogno possibile. D’altronde, sarebbe un peccato perdere la magia dell’Alpe di Siusi con i suoi scenari mozzafiato.

La scelta invernale è più esigua rispetto all’estiva, ma ciò permette comunque di passeggiare per chilometri sui pendii delle Dolomiti per ammirare l’altopiano di Siusi. I trekking partono sia da valle sia dalle stazioni d’arrivo della cabinovia. Certo è che in inverno i sentieri da Ortisei o Siusi allo Sciliar sono poco battuti e il ghiaccio può rendere difficile l’ascesa. Pertanto, è consigliabile intraprendere percorsi battuti o con attrezzatura adeguata.

Invece, per godere del paesaggio dall’Alpe di Siusi basta salire in cabinovia e cominciare l’esplorazione. Questa opzione è perfetta per vivere un’esperienza tra le dune di neve e per innamorarsi di una vista mozzafiato su:

  • Sasso Lungo, 3181 m s.l.m.
  • Sasso Piatto, 2964 m s.l.m.
  • Sciliar, Monte Petz, 2563 m s.l.m.
  • Punta Euringer, 2394 m s.l.m.
  • Fermeda nel gruppo delle Odle
  • Seceda, 2500 m s.l.m.

Di sicuro una delle vedute tra le più affascinanti nelle Dolomiti e in Val Gardena.

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Giro ad anello Alpe di Siusi – Escursione da Ortisei

L’itinerario escursionistico invernale in questione è un giro ad anello adagiato sull’altopiano di Siusi, anche noto come Mont Sëuc. L’escursione da Ortisei di Val Gardena ha inizio recandosi in prossimità della Telecabina Ortisei-Alpe di Siusi. Qui è disponibile il servizio Dolomiti Superski Skipass ed è anche possibile acquistare un biglietto solo andata o andata – ritorno per raggiungere l’Alpe di Siusi. E così in circa cinque minuti si raggiunge la stazione a monte nei pressi di un rifugio.

Il paesaggio dal primo istante cattura per la sua pazzesca veduta sulle Alpi dolomitiche. Ecco scorgere imponenti il massiccio del Sasso Lungo, la cresta dello Sciliar e il caratteristico pizzo Euringer. Dinnanzi all’impianto di risalita dolci pendii accompagnano la discesa degli sciatori. Alla sinistra un sentiero segnala il giro ad anello tra le candide lande dell’altopiano. Qui l’escursione procede tra conifere e una vista aperta su tutta l’Alpe di Siusi.

In alcuni momenti slittini di legno sfrecciano sul sentiero e procedono verso il rifugio sottostante. Anche se la neve è poca, il giro ad anello sull’Alpe di Siusi sembra regalare emozioni indescrivibili nell’immediato. Una corona di pinnacoli e una cintura di Dolomiti circondano l’altopiano, immenso e straordinario. Terminato questo primo tratto, per proseguire è necessario attraversare una pista da sci con una pendenza lieve che consente di avvicinarsi, lentamente, ai maestosi colossi rocciosi.

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Gruppo Sella, Sasso Lungo e Sciliar

Dopo una breve salita in forte pendenza, ecco raggiungere il balcone più affascinante. Passeggiare sul Mont Sëuc è una meraviglia. Lo scenario nevoso descrive pendii gentili che confluiscono in aspre pareti rocciose e incantevoli giganti di pietra. Sfumature di un grigio intenso dominano su un vasto scenario dalle tonalità bianche e fredde. L’inverno anche quest’anno ha dato vita ad un pittoresco dipinto naturale. Ed è qui, sulle docili pendici, che i sensi perdono l’orientamento per confondersi con l’immensità di quel paesaggio.

Come descrivere appieno un capolavoro di inestimabile bellezza? Qualsiasi parola potrebbe avvicinarsi alla realtà, ma in alcun modo potrebbe raccontare di quelle forme, dello spettro e delle tonalità in contrasto. Questa facile escursione da Ortisei sull’Alpe di Siusi è un viaggio inaspettato tra le incontrastate vette dolomitiche.

Ecco che gli occhi possono scorgere il Gruppo Sella, un massiccio sedimentario scosceso, aspro e magnifico. Al suo fianco, il Sasso Lungo, un gruppo montuoso che in ere passate fu una barriera corallina, forse tra le più grandi mai esistite. Ed è qui che la mente rallenta, quasi si ferma, per apprezzare il silenzio che cotanta maestosità sprigiona. Un velo cristallino sembra donare ancora più fascino ad uno spettacolo perpetuo di madre natura.

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La Malga Sanon – Trekking Alpe di Siusi

Nel vagare tra le distese delle Highlands di Siusi sembra che tutto taccia. Il candore inoltre genera una sensazione di calma che rilassa corpo e mente. Un’escursione sull’Alpe di Siusi non è solo passeggiare, ma è una profonda meditazione con il creato. Il giro ad anello di Siusi è semplice ed è battuto tra le vie invernali e le piste da sci da fondo. E nella sua semplicità conduce tra rifugi e malghe in un pianeta nuovo.

Infine, si raggiunge la malga Sanon, località ideale per approfittare di pietanze del posto e respirare un’aria di festa e al contempo di pace. Questa è una delle più belle escursioni facili sull’Alpe di Siusi in inverno. Il giro ad anello è di circa 4 chilometri e può essere percorso in tutta calma in circa un paio d’ore.

Scopri le meraviglie del Trentino Alto Adige e degli Appennini d’Italia
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Escursione Sëlva di Val Gardena nelle Dolomiti della Vallunga

La Vallunga o Langental è una valle dell’Alto Adige sita in Val Gardena. Adagiata nel Parco Naturale Puez-Odle, questa vanta trekking e sentieri praticabili tutto l’anno. L’escursione da Sëlva di Val Gardena è facile e offre uno scenario mozzafiato tra le pareti dello Stevia e il gruppo del Cir. Ecco la via invernale da Sëlva.

Autore: Raianaraya Nature Experience

La Vallunga, anche nota come Langental in ladino, è una valle del Sud Tirolo in Alto Adige. Circondata dal monte Stevia e dal maestoso massiccio del Cir, la vallata costeggia le imponenti cime delle Dolomiti nel Parco Naturale Puez-Odle. Qui sentieri, trekking, trail e piste per sci da fondo sono ovunque e consentono di esplorare l’area in ogni momento dell’anno. Questa escursione da Sëlva di Val Gardena conduce tra candide sponde in un regno dominato da ghiaccio e da neve. Infatti è una via invernale magica che può superare qualsiasi aspettativa.

Tra le coste innevate delle Dolomiti Puez Odle, la Langental offre scenari incantati grazie ad una facile escursione. Sëlva di Val Gardena, anche nota come Wolkenstein, è il punto di partenza da cui hanno origine numerosi sentieri. Questo in particolare è il percorso segnato con il 14 che accede alla valle attraverso il parcheggio Vallunga, Sëlva di Val Gardena nei pressi della baita la Ciajota.

Tappe del sentiero:

  • Sëlva di Val Gardena
  • Parcheggio Vallunga
  • Baita la Ciajota
  • Chiesa di San Silvestro
  • Stambecco
  • Imbocco Pra da ri
  • Rifugio Puez (solo nei mesi estivi)

Ecco uno dei trekking in Val Gardena che regala sprazzi di paesaggi tra i più affascinanti del Sud Tirolo.

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Chiesa di San Silvestro

L’escursione da Sëlva di Val Gardena in inverno è un’esperienza sensoriale tutta da vivere. Poi, se nel mezzo di una bufera di neve, l’avventura acquista ancora maggior fascino. Ed è ciò che è accaduto a noi. Infatti, in un contesto mistico dove domina il silenzio, solo il fruscio del vento accompagnava il nostro passo e il placido scendere della neve. Dinanzi a noi il regno dei ghiacci, simile a un paesaggio polare, ma con l’eccezionale presenza delle Dolomiti, UNESCO World Heritage.

Intraprendere il sentiero 14 nella Vallunga è come sognare ad occhi aperti. Tutto tace e il bianco niveo sovrasta qualsiasi altra tonalità. Un passo alla volta ed è come se il Parco Naturale Puez-Odle cercasse di comunicarci qualcosa. Forse, chissà, in quel percorrere la valle vuol insegnare a lasciar andare e a diventare un tutt’uno con esso. Quasi come a confermare ciò, ecco spuntare la chiesa di San Silvestro. Adagiata tra la neve e lontana da qualsiasi distrazione, la sua posizione sembra ricordare come permane forte il richiamo verso la natura.

La chiesa di San Silvestro è un modesto edificio non più grande di una cappella. Al suo interno affreschi ricoprono le pareti con raffigurazioni sacre risalenti al XVIII secolo d.C. Ma ad oggi, sopravvivono solo delle parti che presentano sezioni ancora integre. Eretta in onore del Santo protettore del bestiame, questa chiesetta è il primo e ultimo contatto artificiale in questa escursione a Sëlva di Val Gardena nella Vallunga.

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Il monte Stevia, il Cir e il Lech de Ciampedel

I pendii scoscesi, le guglie frastagliate e le cime innevate dominano sulla Vallunga di Sëlva. Il sentiero 14 procede adagio tra le Dolomiti del Parco Naturale Puez Odle e crea uno tra gli scenari più affascinanti di tutta la Val Gardena. Il monte Stevia e il suo versante destro con il massiccio del Cir e i suoi picchi alieni coronano un dipinto naturale. Nel vagare nella Langental ogni barriera viene rimossa e tutto ritorna ai suoi primordi.

Qui uno stambecco, simbolo della valle, ricorda ai viandanti chi dimora incontrastato nella Vallunga di Sëlva di Val Gardena. Fiero e indomabile, l’animale può godere della sua libertà grazie ad una fitta rete di aree protette. D’altronde, quale luogo migliore delle Alpi dolomitiche?

Ecco infine che la neve impervia sempre più. Ma il meteo non sembra condizionare né noi né il sentiero che continua delineando delle S dolci nel manto nevoso. Più avanti, dopo circa un’ora di cammino, ecco scorgere l’inizio del Pra da ri. Qui sorge in alcuni periodi dell’anno un lago stagionale molto misterioso, il Lech de Ciampedel. Questo specchio d’acqua ha un che di esoterico poiché appare solo per poche settimane all’anno. La sua presenza è un vero enigma e pochi possono davvero affermare di averlo incontrarlo lungo il loro cammino.

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Vallunga a Sëlva di Val Gardena

Giunti nella zona dei pascoli, in inverno del tutto ricoperti di neve, le indicazioni conducono verso il bosco per raggiungere il Rifugio Puez sull’ omonima Alpe. Da questo punto in poi è pericoloso procedere in inverno. Questo perché ghiaccio e neve possono seriamente compromettere il sentiero. Inoltre, bisogna affrontare dei tratti in pendenza pericolosi e assolutamente sconsigliati. Per questa ragione, è preferibile continuare l’esplorazione nella Vallunga Langental, in pianura e su sentiero ben segnalato fino alla fine.

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L’avventura nella Vallunga di Sëlva, nella splendida Val Gardena, termina affrontando il percorso a ritroso. Al ritorno è per lo più in discesa ed è quindi più veloce e facile. Ripercorrere il sentiero sembra essere un’altra esperienza, nuova e differente.

Ma la realtà è un’altra, qui si narra che il paesaggio sia stregato e che ad ogni passo possa catturare la mente di chi lo ammira. Ed è forse per questo che arrivati di nuovo alla chiesa di San Silvestro e poi al parcheggio Vallunga, tutto sembrava essere mutato ancora. Infine, per concludere questa incredibile escursione nella neve non vi era maniera migliore che gustando un caldo ed energetico bombardino, un liquore a base di brandy tipico delle Alpi.

Questa è solo una delle tante escursioni che abbiamo intrapreso in Trentino Alto Adige, vieni a scoprirle con noi!
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Passeggiata Altopiano di Asiago tra malghe, stelle e storia

Asiago è una località montana adagiata sull’omonimo altopiano e gode di uno scenario lussureggiante immerso nella natura. Qui è possibile esplorare l’intero altopiano grazie ad una fitta rete sentieristica. Trekking, passeggiate e trail sono ovunque infatti è il posto ideale per chi cerca tranquillità e desidera perdersi tra le malghe di Pennar, le stelle e la storia d’Italia. Ecco una passeggiata facile che mostra il meglio di Asiago.

Autore: Raianaraya Nature Experience

L’altopiano di Asiago, anche noto come Sette Comuni, è situato ad un’altitudine di poco oltre i 1.000 metri s.l.m. e gode di un paesaggio naturale e di panorami di gran fascino. Immersa in uno scenario costellato di malghe e caseifici, questa località montana è ricca di percorsi escursionistici e trekking che ne consentono un’esplorazione da cima a fondo. In particolare, Asiago consente di affrontare passeggiate facili già dal centro. Questo grazie a una rete di sentieri collegati direttamente al paese. Una di queste è la passeggiata per la contrada Pennar, un anello che transita per l’osservatorio astronomico e il Sacrario Militare di Asiago.

Passeggiata Altopiano di Asiago – Punti di interesse:

  • Asiago Centro
  • Museo Le Carceri
  • Santa Maria Maddalena
  • Osservatorio Astrofisico di Asiago
  • Contrada Pennar
  • Caseificio Pennar di Asiago
  • Contrada Zocchi
  • Sacrario Militare di Asiago

Questa passeggiata ad Asiago è adatta a chiunque anche se è meglio durante i periodi caldi. Infatti, in inverno la neve può compromettere la viabilità risultando a tratti poco percorribile. L’origine del sentiero è semplice da scovare. Dal centro di Asiago basta dirigersi in direzione Sud, prima superando il Museo Le Carceri e poi raggiungendo la chiesa Santa Maria Maddalena. Qui è presente una strada asfaltata che sale verso l’osservatorio Astrofisico che offre una panoramica suggestiva sulla monumentale cripta ai caduti e sui dolci pendii, di un verde rigoglioso in primavera e di un bianco candido d’inverno.

passeggiata altopiano di Asiago tra malghe, stelle e

Osservatorio Astrofisico, Telescopio Galileo e Copernico

Tra le tondeggianti montagnole dell’altopiano, salire verso l’osservatorio astrofisico diventa un piacere. Lo si raggiunge in men che non si dica e la natura trionfa con i suoi paesaggi incantati. Qui sorgono due cupole dai tratti tipici degli osservatori astronomici. Queste custodiscono al loro interno i maggiori telescopi dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, INAF, presenti sul suolo nazionale. Ebbene sì, il plateau dei Sette Comuni è anche questo, un centro di fondamentale importanza per l’osservazione e lo studio degli astri.

Gli edifici astronomici arricchiscono uno scenario già di per sé affascinante e donano un non so che di surreale che rende il tutto ancora più intrigante. Al suo interno sono organizzate numerose attività didattiche e in diversi periodi dell’anno è possibile osservare il cielo con esperti che tracceranno le rotte nello spazio. Ecco, Asiago gode di un osservatorio all’avanguardia che consente di esplorare le costellazioni del nostro cielo. Ed è per questo che nel visitare l’altopiano dei Sette Comuni è possibile ammirare il famoso telescopio Galileo e talvolta anche il Copernico.

contrada Pennar, osservatorio astrofisico di Asiago, Vicenza, Veneto

Contrada Pennar e il Caseificio Pennar di Asiago

Dopo aver attentamente scrutato il cielo, ancora meravigliati dall’osservatorio, è il momento migliore per proseguire. Ora il percorso è in sterrato ma procede sempre in piano tra i pendii gentili dell’altopiano. Ecco nascere un languorino che pare voglia stuzzicare la fame. Ma ormai la contrada Pennar è vicina così come anche il rinomato caseificio Pennar di Asiago.

Assorti in una silenziosa passeggiata nella natura, attraversare il plateau riconcilia i sensi e infonde una forte sensazione di calma. Le placide tonalità assorgono in un contesto naturale dove piccole aree boschive si alternano ad ampie praterie. Infine, ecco comparire la sagoma del caseificio.

Qui è facile lasciarsi trasportare dalla qualità dei prodotti tipici locali. Di fatto, l’Asiago è certificato con il marchio D.O.P. ed è garantita dal Consorzio di Tutela del Formaggio Asiago. Per questo, una semplice passeggiata sull’altopiano di Asiago può facilmente trasformarsi in un tour enogastronomico con intermezzi di storia e costellazioni.

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Sacrario Militare di Asiago – Ossario militare Prima Guerra mondiale

Il Sacrario Militare di Asiago sorge sul colle di Leiten a 1.058 metri. Il complesso monumentale è un’icona dell’altopiano di Asiago. Questo infatti fu uno dei luoghi più colpiti dalla guerra di trincea e oggi custodisce uno tra i più importanti ossari della Grande Guerra in Italia. Qui sono conservate anche le ossa di militari austroungarici e ignoti caduti in territorio italiano. La cripta è l’ultima tappa del sentiero ad anello di Asiago.

Questa passeggiata nell’altopiano di Asiago è percorribile in un paio d’ore anche se transitando tra le malghe e i centri d’interesse può variare. Ad ogni modo, una volta al cospetto del monumento ai caduti, una nuova sensazione prende il sopravvento. Qui i commilitoni persero la vita per proteggere un’idea. Salvare un paese da sempre in contrasto e afflitto da divergenze interne che per la prima volta era unito in una causa comune. Ecco quindi che battaglioni di ogni reggimento si unirono e contrastarono la dura avanzata dell’invasore. Infine, grazie anche all’aiuto russo, l’Italia resistette e poté respingere gli austroungarici.

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Pertanto, il plateau di Asiago non è solo una meta turistica, ma un luogo di memoria, di ricerca e di passione. Sette Comuni è sinonimo di natura, dedizione e storia che accomuna l’intera nazione. Una semplice passeggiata sulle pendici dell’altopiano asiaghese regala più di quanto sperato. Immerso nella natura in provincia di Vicenza, in Veneto, Asiago merita di essere visitato almeno una volta.

Il Veneto è una terra ricca di natura e storia. Qui sorgono le splendide Alpi delle Dolomiti. Scoprire queste meraviglie è un’avventura incredibile da non perdere.
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Trekking Cinque Torri nelle Dolomiti di Cortina d’Ampezzo

Ciaspolata sul sentiero 439 nei pressi del Passo Falzarego. A pochi passi dalla località sciistica di Pocol, tra le Dolomiti di Cortina d’Ampezzo, è possibile lanciarsi in un trekking panoramico adatto a tutti. Ecco la via invernale per il Rifugio Cinque Torri – Rifugio Scoiattoli e Nuvolau accompagnata da un balcone mozzafiato sulle Tofane, il monte Antelao, Croda di Lago, monte Formin, Averau e Sorapis.

Autore: Raianaraya Nature Experience

Il trekking Cinque Torri è un percorso escursionistico che costeggia il gruppo montuoso del Nuvolau nelle Dolomiti. Situato ad Ovest di Cortina d’Ampezzo, a pochi passi dal Passo Falzarego, il sentiero 439 è praticabile tutto l’anno e fino al Rifugio Scoiattoli ha un dislivello positivo di appena 500 m. In inverno è possibile fare escursioni con ciaspole e scarponi da trekking oppure salire con sci da fondo. Mentre, nelle stagioni più calde il sentiero normale consente di attraversare la vegetazione con semplici scarpe da montagna. Ecco una ciaspolata facile che giunge al Rifugio Cinque Torri, chiuso in inverno e al Rifugio Scoiattoli nel Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo.

Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo

Il sentiero 439 per il trekking Cinque Torri è a circa dieci minuti di auto da Pocol, nei pressi della nota località sciistica. Il percorso escursionistico impiega circa un’ora e mezza per raggiungere il Rifugio Cinque Torri, 2.137 m e poco più di due ore per il Rifugio Scoiattoli a 2.255 m. Questo è adagiato tra le Dolomiti d’Ampezzo nel Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, ossia riserva della biosfera tutelata dall’UNESCO World Heritage Site.

L’area protetta comprende il gruppo montuoso delle Tofane di Cortina d’Ampezzo, ossia la Tofana di Rozes, 3.225 m, la Tofana di Mezzo, 3.244 m, e la Tofana de Inze, 3.238 m. Seguono le Dolomiti di Fanis, il Col Bechei con i suoi 2.794 m, il monte Cristallo, 3.221 m s.l.m. e il Croda Rossa d’Ampezzo, 3.146 m. Questa incantevole sezione delle Dolomiti è adagiata a confine tra il Veneto e l’Alto Adige a Nord della celeberrima Cortina d’Ampezzo.

panorama Dolomiti d'Ampezzo, Cortina d'Ampezzo, trekking Cinque Torri in invernale per il rifugio Scoiattoli

Partenza per il trekking Cinque Torri

Per iniziare questa avventura nelle montagne selvagge delle Dolomiti è meglio parcheggiare qualche tornante prima dell’imbocco del sentiero. Infatti, soprattutto in inverno, il parcheggio nei pressi del sentiero 439 è sommerso dalla neve ed è facile rimanere impantanati. Piuttosto, venendo da Cortina, a meno di un chilometro dall’inizio è presente una piccola area di sosta dove la neve viene spazzata via. Così, in totale comodità, l’escursione può avere inizio sui tornanti circondati da un placido manto di un bianco candido che ricopre ogni cosa.

In circa dieci minuti, sulla sinistra appare il tabellone didattico con una cartina orografica e il segnale che indica l’inizio del percorso segnato 439. Da subito si è come inglobati in un mondo fatato che ricorda quello dei boschi delle fiabe. Il colore dominante è il bianco. Come un lenzuolo adagiato tra i monti e la vegetazione, lo strato di neve soffice riveste l’intero scenario. Affrontando i primi passi, è già possibile ammirare alle nostre spalle la Tofana di Rozes, una montagna singolare che colpisce per le sue forme scoscese ed esposte.

Trekking Cinque Torri, Parco Naturale delle Dolomiti d'Ampezzo, sentiero 439 Cortina d'Ampezzo

Lo scenario si apre: il monte Antelao, Croda di Lago e il monte Formin

Nella prima ora di ciaspolata sulla neve il percorso è per lo più avvolto dal bosco. Solo a tratti, tra la fitta vegetazione sembra trasparire qualche paesaggio incantato che non riesce a regalare quello stupore che nasce una volta che si è dinanzi alla creazione della natura. Infatti, non appena le conifere iniziano a diradarsi il panorama che emerge è impagabile. Sulla sinistra del sentiero 439 una terrazza naturale regala una veduta mozzafiato sull’Antelao, Croda di Lago e i Lastoni di Formin che culminano con il monte Formin.

Questo inestimabile spettacolo accompagna lungo tutto il trekking delle Cinque Torri e più sale in quota più diventa chiaro e impressionante. Dalla prima terrazza panoramica il sentiero costeggia il bosco che infine lascia il posto ad uno scenario polare. Il tipico paesaggio alpino in inverno ammalia con le sue peculiarità. Candide dune avanzano tra i comprensori e delineano un meraviglioso connubio con le guglie e le rocce circostanti. Valli e montagne per un lungo periodo dell’anno sembrano fondersi tra loro addolcite dalle placide forme scolpite dalle nevicate.

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Il Rifugio Cinque Torri e il panorama sulle Dolomiti

Guidati da alcune delle montagne più affascinanti delle Dolomiti, il sentiero 439 per le Cinque Torri continua a regalare emozioni non appena al cospetto del massiccio delle Cinque Torri, 2.361 m. Già mezz’ora prima di raggiungere l’omonimo rifugio, il colosso di pietra svetta incontrastato mostrando tutta la sua imponenza. Le pareti scoscese sono straordinarie e al contempo temibili. Lo sguardo perso si ritrova in un paradiso in terra come pochi altri.

In circa un’ora e mezza di escursione ecco emergere la sagoma del rifugio Cinque Torri. Da qui è possibile ammirare la montagna che torreggia senza rivali. Come un iceberg colossale nel bel mezzo di uno scenario artico, le Cinque Torri catturano l’attenzione e dominano sul versante meridionale del gruppo montuoso del Nuvolau. Qui i sentieri si intrecciano ed è possibile raggiungere diverse località del massiccio e per i più esperti, anche altre mete più distanti come il Passo Giau.

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Monte Antelao, Croda di Lago, i Lastoni di Formin e il Monte Formin

Il Giro delle Torri e il Rifugio Scoiattoli

Giunti nei pressi di uno dei rifugi più noti di Cortina d’Ampezzo, il trekking Cinque Torri attraverso il sentiero 439 consente di salire zigzagando sulle pendici della montagna e aggirarla tutta intorno. Finiti i tornanti in salita, il percorso procede molto agevole fino al Rifugio Scoiattoli a 2.255 m s.l.m. Ed è in quest’ultimo tratto che l’escursione regala gli scenari più suggestivi.

Dal Rifugio Scoiattoli svettano verso il cielo blu alcune tra le montagne Dolomitiche più affascinanti della zona. Tutto intorno si elevano le Cinque Torri, l’Averau, il Nuvolau, i Lastoni di Formin, Croda di Lago, il monte Antelao e il Sorapis. Un quadro straordinario che potrebbe lasciare chiunque attonito per l’intera escursione. Una volta al rifugio perché non concedersi un pasto caldo a base di carne di cervo, polenta e funghi? Ebbene, noi non ci siamo lasciati scappare questa opportunità e abbiamo approfittato dell’accogliente rifugio montano per riprendere le energie.

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Cinque Torri – Averau – Complesso del Nuvolau

La fine della ciaspolata: le Tofane si accendono

Il Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo non smette mai di stupire. Infatti, quando si inizia a pensare che le emozioni siano finite è lì che le Dolomiti regalano un altro pezzo della loro bellezza. Il percorso a ritroso è lo stesso dell’andata, ma la giornata che volge al termine e il calar del sole creano un nuovo scenario. Ciò che si presenta davanti è identico a quello già attraversato. Eppure, le luci del tramonto sembrano rimodellare e cambiare l’intero paesaggio. Un barlume dalle tonalità calde inizia a danzare con la candida neve e per alcuni istanti sembra tingere le montagne.

D’improvviso anche le Tofane si infuocano e le pareti rocciose sembrano confondersi con un cielo sempre più arancio. Le montagne irradiate dal sole creano un contrasto con le vallate in penombra e come in un incantesimo, due volte al giorno luce e ombra si incontrano e danno vita ad uno dei fenomeni più invidiati al mondo.

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Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo – Le Tofane al tramonto

Enrosadira: le montagne di fuoco

La naturale conformazione dei minerali che compongono la dolomia, ossia magnesio e carbonato di calcio, donano alle Dolomiti un colore acceso ad ogni tramonto. La roccia d’un tratto risplende e nelle varie sfumature di arancio e di rosso sembra ardere e sferzare il cielo con la sua fiamma.

Questo fenomeno è noto come Enrosadira. Dall’inverno all’estate, questo magnifico velo dai toni caldi e accesi ricopre le guglie, le vette, i pinnacoli e gli strapiombi delle montagne dolomitiche. Ed è per questo che in qualsiasi giorno sereno è possibile ammirare il quotidiano dipinto su tela di madre natura.

La leggenda del Rosengarten e la nascita dell’Enrosadira

Nei villaggi dolomitici è nota la leggenda del Rosengarten. Questa narra che un tempo il re Laurino, sovrano dei nani, avesse un vasto giardino ricco di rose variopinte. Per via dello splendore e della sua varietà, questo un giorno fu scoperto dal principe del Latemar. Ammaliato da cotanta bellezza, il giovane fu tentato di entrare nel regno di Laurino. Così, immerso in una pittoresca realtà, attraversò il giardino di rose. 

Qui egli fu deliziato di un grazioso incontro inaspettato. Infatti, tra le rose del cortile passeggiava la figlia del re dei nani. La fanciulla, giovane e bellissima, fu rapita dal principe che con un solo sguardo se ne innamorò e volle sposarla. Re Laurino fu assalito dalla rabbia e così scagliò una maledizione sul suo giardino di rose.

In questo modo, nessun uomo avrebbe potuto più ammirare le bellezze del leggendario Rosengarten. Ma egli dimenticò il crepuscolo e il tramonto. Ed è per questo che oggi le rose accese della leggenda delle dolomiti appaiono solo al sorgere e al calar del sole con il fenomeno meglio noto dell’Enrosadira.

Il trekking Cinque Torri è quindi un’esperienza ultra sensoriale che consente di esplorare le terre selvagge del Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, ma anche le montagne, i boschi, i crepuscoli, i tramonti e le emozioni che solo un luogo del genere è in grado di offrire. Questo è solo uno dei paradisi nascosti delle Dolomiti ed è a pochi passi dalla famosa Cortina d’Ampezzo nella località da sogno degli sciatori a confine tra Veneto e Alto Adige.

Appennino Campano – Trekking in Irpinia

Adagiata in una vasta area geografica tra il Sannio, Napoli e Salerno, l’Irpinia è una terra immersa nella natura selvaggia. Qui gli Appennini centro meridionali attraversano le verdi valli e donano i tipici tratti di questa terra. Ecco i trekking in Irpinia tra le montagne della Campania

Autore: Raianaraya Nature Experience

Gli Appennini e le catene montuose che attraversano la Campania sono diversi. Tra i più conosciuti, gli splendidi monti Lattari ospitano il sentiero degli dei, il trekking in costiera amalfitana da Agerola a Positano. Ma le montagne più selvagge sono di sicuro quelle situate sul suolo irpino. L’Irpinia, infatti, è un’area geografica adagiata lungo l’Appennino campano nel cuore della Campania. Anche se con altitudini modeste, sono due i gruppi montuosi che dominano su tali vallate e su cui poter affrontare un trekking in Irpinia:

  • I Monti Picentini
  • I Monti del Partenio

Seppur poco conosciute, le montagne irpine sono caratterizzate da un fascino singolare e sono costellate di borghi pedemontani di origine medievale o persino più antichi. In effetti, non bisogna dimenticare la moltitudine di siti archeologici collocati in numerose aree dell’Irpinia per via della storia millenaria che precede l’epoca romana. Tra i più noti vi sono:

  • Abellinum, Avellino
  • Aeclanum, Mirabella Eclano
  • Anfiteatro Romano di Avella
  • Necropoli Monumentale di Avella
  • Villa Romana di San Giovanni in Palco

Tuttavia, ciò che più cattura di questa terra è il suo scenario naturalistico. Le lussureggianti valli selvagge e i pendii scoscesi degli appennini campani danno vita ad un paesaggio pittoresco e incontaminato. Ed è anche per questo che il trekking in Irpinia sta prendendo sempre più piede. Negli ultimi anni, infatti, gli escursionisti che esplorano queste montagne sono in costante aumento, conquistati da un mondo antico e intriso di storia. Ma quali sono le vette e le località da non perdere?

Sito archeologico romano, rovine Irpinia

I Monti Picentini: il Cervialto, il Terminio e Piano Laceno

Il gruppo montuoso più prominente è quello dei monti Picentini. Questi sono situati tra i monti Lattari, i monti del Partenio e l’altopiano Irpino. Qui sorgono alcune delle cime più elevate degli Appennini della Campania e delle montagne dell’Irpinia. Inoltre, è anche possibile ammirare i panorami più affascinanti della zona. Per poter apprezzare appieno l’incantesimo di questi paesaggi non vi sono località migliori del Cervialto, Terminio, Polveracchio e Raiamagra.

Trekking in IrpiniaCervialto e Raiamagra da Laceno

Nei pressi di Bagnoli Irpino e Calabritto, in provincia di Avellino, sorgono delle mete con balconi dall’alto mozzafiato. Il monte Cervialto è una di queste ed è anche la vetta più alta dei monti Picentini. Con i suoi 1,809 m s.l.m. è la regina dell’Irpinia e domina incontrastata sulle valli sottostanti. Oltre al Cervialto, un’altra cima di tutto rispetto è il monte Raiamagra, 1,667 m s.l.m., entrambi raggiungibili da Laceno. Anche noto come Piano Laceno, questo altopiano sito a 1,050 m s.l.m. è una località molto conosciuta in Campania per il lago, i trail per mountain bike e alcuni dei sentieri più suggestivi del massiccio montuoso.

Laceno era già stato menzionato in un articolo precedente insieme alle montagne dell’Irpinia che concedono alcuni degli scenari più panoramici e conosciuti della zona. Da Piano Laceno è possibile intraprendere numerosi trekking attraverso il bosco. Inoltre, qui durante il periodo invernale è possibile anche sciare grazie alla presenza di un impianto sciistico. Tuttavia, per affrontare un vero trekking in Irpinia ecco alcuni dei sentieri più suggestivi che partono dall’altopiano di Bagnoli:

  • Il Sentiero del Raiamagra – 137
  • Monte Cervialto – Sentiero 113

Questi sono percorsi escursionistici impegnativi con una difficoltà EE – Escursionisti Esperti e necessitano almeno di 5 ore per essere completati. Pertanto, prima di partire all’avventura è meglio essere preparati e soprattutto informati bene sul sentiero. Infatti, dato il basso afflusso di escursionisti è possibile che non si incontri nessuno durante l’escursione e quindi sarà difficile chiedere informazioni.

escursione a cavallo piano Laceno,
Escursione a cavallo nel bosco di Laceno, Bagnoli Irpino

Il monte Terminio e il Parco Regionale dei Monti Picentini

Una delle cime più affascinanti dei monti Picentini è di sicuro il monte Terminio. Appena tre metri più basso del Cervialto, il Terminio offre un paesaggio lussureggiante e un trekking panoramico facile. Con una difficoltà E – Escursionistico e quindi poco impegnativo, il sentiero che conduce in vetta è tra i più conosciuti. Le ampie vedute sul Parco Regionale dei Monti Picentini sono mozzafiato e nelle giornate primaverili regalano un paesaggio florido e variopinto.

Tuttavia, attenzione alla via segnata! Infatti, nonostante il sentiero sia di 4 ore circa con un dislivello di appena 400 metri è facile perdere la strada. Purtroppo, la segnaletica è scarsa e in alcuni punti inesistente. Pertanto, una mappa o un GPS possono aiutare nell’impresa. Il sentiero parte dal ranch con i cavalli sulla strada che sale. Da qui è possibile seguire le indicazioni o chiedere informazioni in loco.

Monti del Partenio

I rilievi del complesso montuoso del Partenio si elevano a una quota alquanto inferiore rispetto ai Monti Picentini. Questa sezione dell’Appennino Campano si estende da Avella fino alla località di Mercogliano, nei pressi di Avellino. Tra le cime maggiori, sia per prominenza sia per conoscenza vi sono:

  • Acerone di Avella, 1,598 m s.l.m.
  • Monte Ciesco Bianco, 1,589 m s.l.m.
  • Monte Partenio, 1,573 m s.l.m.
  • Montevergine, 1,493 m s.l.m.

Un trekking in Irpinia sui Monti del Partenio è più facile anche se, come per i Picentini, la segnaletica è quasi nulla e bisogna stare attenti oltre ad essere muniti di guida o mappe e GPS. La prima cima se non anche la più elevata del massiccio è l’Acerone di Avella con i suoi modesti 1,498 metri. Il Ciesco Bianco e la seconda vetta poco più elevata del monte Partenio, ossia la cima che dà il nome al complesso montuoso appenninico.

Alta Via dei Monti del Partenio

Questi rilievi appenninici possono essere esplorati attraverso il Sentiero Alta Via dei Monti del Partenio. Il suddetto percorso escursionistico ha inizio dal centro del piccolo borgo di Summonte. Questo sentiero di difficoltà EE – Escursionisti Esperti è poco segnato e impegnativo, ma regala un panorama straordinario dal Ciesco Bianco. Infatti, da qui è possibile ammirare i monti Lattari, Capri, Ischia, il Vesuvio, il Taburno e il Matese.

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Veduta dal Santuario di Montevergine su Avellino – Monti del Partenio

Montevergine e il santuario

Infine, per una passeggiata rilassante tra storia e natura, Montevergine è la meta ideale per rivivere quegli antichi pellegrinaggi che per secoli hanno avuto luogo per raggiungere l’omonimo santuario. La strada asfaltata conduce fino al complesso religioso dove è possibile visitare l’antico edificio monastico. Inoltre, qui è possibile raggiungere la parte più elevata della montagna. Proseguendo sulla via prima asfaltata e poi in sterrato, è facile raggiungere l’altopiano spesso sfruttato per fare picnic.

Inoltre, su Montevergine è presente una base NATO ormai in disuso e in totale stato di abbandono. Proseguendo sulla strada è possibile perlustrare la zona dall’esterno e vedere alcuni bunker utilizzati il secolo scorso. In pratica, è possibile esplorare l’eliporto, la base e le gallerie segrete che in passato ospitavano i militari assegnati alla sorveglianza dal punto strategico sui monti del Partenio.

L’Irpinia quindi, oltre ad essere una terra rigogliosa ricca di storia e cultura offre una vasta scelta escursionistica anche se ancora poco curata. I monti Picentini e i monti del Partenio racchiudono questa oasi di pace che si estende lungo l’appennino campano. Un viaggio nel passato e in una natura selvaggia tutta da vivere.

Passeggiata sul monte Fertazza: Rifugio baita Belvedere sulle Dolomiti

Escursione in Val di Zoldo tra il Pelmo e il monte Civetta. Una passeggiata sul monte Fertazza da Pescul per il sentiero C.A.I. 569, attraverso gli abeti e la vegetazione delle Dolomiti bellunesi. Ecco il sentiero del rifugio baita belvedere con veduta sul lago di Alleghe e alcune delle vette più affascinanti d’Italia

Autore: Raianaraya Nature Experience

Gli scenari naturali delle Dolomiti bellunesi sono meraviglie di inestimabile valore e sono considerate patrimonio dell’umanità dallUNESCO. In particolare, tra la Val Fiorentina e Alleghe svettano due montagne simbolo: il monte Pelmo, 3.168 metri s.l.m. e il monte Civetta, 3.220 metri s.l.m. Qui, immerso in un paesaggio incantato, si eleva un altro monte da cui poter ammirare la maestosità di queste montagne rocciose. Ecco una passeggiata sul monte Fertazza al cospetto del massiccio del Civetta con arrivo in cima Fertazza e rifugio baita belvedere sul lago di Alleghe.

Il sentiero C.A.I. 569 è la via normale per il monte Fertazza ed è caratterizzato da un susseguirsi di tornanti immersi tra le fitte aree boschive delle dolomiti bellunesi. Circondati da un silenzioso anfiteatro di abeti, iniziamo la nostra passeggiata sul monte Fertazza. In un certo senso, la giornata non era l’ideale per via di un meteo alquanto instabile. Tuttavia, la voglia di voler fare un trekking al cospetto del monte Pelmo e del monte Civetta era irrefrenabile. Pertanto, alla prima occasione ci siamo lanciati in questa nuova avventura.

Parcheggiata l’auto nei pressi degli impianti di risalita di Pescul, 1.415 metri s.l.m., superiamo un ponte in legno ben curato e adornato di fiori. Da qui, a pochi passi, possiamo già scorgere l’imbocco del sentiero ciclopedonale. In pochi minuti, attraversando il bosco di conifere, raggiungiamo un bivio: sulla destra una pila di tronchi d’albero accatastati con estrema precisione, un tipico scenario dolomitico. Invece, dalla parte opposta le indicazioni per il monte Fertazza.

Gruppo sella, vista da monte Fertazza, passeggiata sul monte fertazza da Pescul, Val di Zoldo - sentiero C.A.I. 569

Passeggiata sul Monte Fertazza: rifugio baita belvedere

Nel primo tratto del sentiero C.A.I. 569 siamo immersi nel silenzio più assoluto. Passeggiare nel bosco ascoltando il cinguettio degli uccelli, il fruscio delle foglie e lo scricchiolio dei rami rende il tutto un’esperienza magica. Respiriamo una pace speciale che solo chi è abituato alla montagna può percepire. Procediamo sul largo sentiero in ghiaia e scrutiamo la fitta vegetazione dominare tutto intorno a noi. Con stupore, a pochi metri da noi, uno scoiattolo taglia la strada in cerca di cibo e in una frazione di secondo, scompare tra gli abeti del Fertazza.

Per circa un’ora e mezza percorriamo il lungo serpentone nel bosco. Il sentiero è poco esposto, pertanto, nelle prime ore non offre scorci di paesaggio né vedute entusiasmanti. Eppure, una volta raggiunta la prateria alpina, lo scenario inizia a cambiare del tutto. Anche se, a causa di una nebbia persistente, non riusciamo ad ammirare il monte Pelmo. D’altronde, questa è una delle escursioni più note per i panorami dall’alto sui massicci delle dolomiti. Ma in questa occasione non abbiamo così tanta fortuna e per godere di un balcone sulle valli circostanti dobbiamo aspettare di raggiungere il rifugio baita belvedere a 2.100 metri s.l.m.

La passeggiata sul monte Fertazza, infatti, prende una svolta piacevole una volta superato il rifugio baita belvedere. Ciò non tanto per i panorami, sempre celati da una nebbia persistente, ma piuttosto per il paesaggio alpino talvolta anche illuminato da un raggio di sole. Procediamo per la prateria e dopo il primo rifugio, cominciamo a salire sui pendii che in inverno diventano piste da sci. Questo è il tratto più duro. Con una pendenza significativa, conquistiamo la meta in circa un’ora: il rifugio baita belvedere e cima Fertazza.

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Il belvedere: cima Fertazza

Una delle attività più piacevoli da fare in montagna è spegnere il cervello ed entrare in uno stato di quiete. Quell’indescrivibile sensazione di calma che riempie il corpo e conduce ad un rilassamento totale. È questo il motivo principe di un’escursione o di una passeggiata nella natura. Ad ogni passo, la mente sorvola sulle piccolezze della vita ed entra in una sorta di simbiosi con l’ambiente. Ed è questa la sensazione provata in questa passeggiata sul monte Fertazza.

Il panorama da cima Fertazza, a quota 2.101 metri s.l.m. è mozzafiato, nonostante i fitti banchi di nebbia sparsi. Qui la croce di vetta è immersa in un candido scenario e per sfondo si innalzano le pareti scoscese del monte Civetta. Ai suoi piedi, il lago di Alleghe, un bacino idrico con un’origine singolare. Infatti, la sua nascita è avvenuta quando dal Piz si creò un’immensa frana nel 1.771.

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Lago di Alleghe: la leggenda del drago

Nei secoli scorsi si narra che il Col di Lana fosse dimora di un drago alato. Questo leggendario essere, maestoso e temibile, fu intrappolato nella montagna dal Pievano di Livinallongo. Inoltre, si credeva che il monte fosse anche la porta dell’inferno per via delle incessanti eruzioni vulcaniche.

Purtroppo, la creatura mitologica in uno spazio così ridotto e non potendo più sputare fuoco, iniziò ad avere delle terribili convulsioni che provocarono un mostruoso terremoto. Tutto questo scatenò l’orribile frana dal Monte Piz che occluse la via al torrente. Da questa frana nacque infine il lago di Alleghe.

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Il monte Civetta e il ristoro rifugio belvedere

Dal punto più elevato del monte Fertazza, ammiriamo gli sprazzi di paesaggio che ad intervallo rispuntano dalla nebbia. Le Dolomiti hanno un qualcosa di così straordinario da incantare anche con il maltempo. Immortaliamo così qualche momento lì in vetta e, infine, precediamo verso il rifugio baita belvedere. Dopo un’escursione di alcune ore il miglior modo per riprendere le forze è con un bel piatto di polenta calda accompagnato da un boccale di birra fresca.

Al cospetto del monte Civetta, seppur per lo più coperto dalla foschia, prendiamo il nostro tempo per assaporare quel momento. Siamo in uno dei luoghi più affascinanti delle Dolomiti con il lago di Alleghe che a tratti mostra la sua vera forma. Dinanzi a noi, invece, i rocciosi pendii del Civetta completano uno tra gli scenari più singolari delle Alpi. Mentre, a valle, il nostro sentiero indica la via del ritorno.
Raianaraya Nature Experience

San Zeno di Montagna: Sentieri e Trekking del Ponte Tibetano sul Garda

Trekking sul Garda da Crero a San Zeno di Montagna, sentieri naturali del CAI. Un’escursione panoramica che attraversa il ponte tibetano di Pai e conduce alla frazione di Tese. Ecco il giro ad anello Crero – Pai – San Zeno di Montagna sul monte Baldo

Autore: Raianaraya Nature Experience

Garda è una meta turistica che offre molto in quanto ad attività nella natura. I sentieri sono numerosi e coprono una distanza di centinaia di chilometri tra le montagne. In particolare, nei pressi di Torri del Benaco, ha origine una fitta rete di trekking, tra cui il giro ad anello di Crero – Pai – San Zeno di Montagna. Sentieri naturali che attraversano il ponte tibetano sul Garda e scenari mozzafiato tra la vegetazione e le ampie vedute sul lago. Ecco la nostra avventura.

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San Zeno di Montagna – sentieri tra i balconi sul Garda

Situato a 680 metri s.l.m., San Zeno di Montagna gode di una posizione privilegiata e di un suggestivo balcone sul lago di Garda. Infatti, sfruttando le pendici del monte Baldo, domina sullo specchio di acqua. Ma ciò che affascina ancor più è il fitto intersecarsi di sentieri che si snodano tra le terre incontaminate e i borghi di montagna. Così, stuzzicati dai suoi scenari, decidiamo di avventurarci tra i suoi verdeggianti pendii per scoprire i segreti celati di madre natura.

Pronti per la nostra giornata di trekking, di prima mattina ci rechiamo a Crero, una piccola frazione di Torri del Benaco. Questo è il punto in cui nasce il sentiero e da cui è possibile raggiungere il ponte tibetano. Parcheggiamo l’auto in un piazzale poco prima di entrare nel paesino e, qui, iniziamo ad addentrarci tra le suggestive casupole del paese.

Crero è un borgo di poche anime. Qui, a picco sul lago di Garda, sorge la chiesa di San Siro, ossia un edificio religioso che domina la scena. Poco distante, la Pietra Grande, ovvero una roccia enorme su cui sono state incise raffigurazioni di ogni epoca sin dal neolitico. Dalla chiesetta nascono i veri sentieri che si diramano tra la vegetazione boschiva. Infatti, leggiamo le prime indicazioni del giro ad anello:

  • Crero
  • Ponte tibetano Pai
  • Pai
  • Tese
  • San Zeno di Montagna

Un percorso escursionistico che attraversa le meraviglie paesaggistiche del Garda e del monte Baldo.

ponte tibetano crero - pai verso San Zeno di Montagna sentieri CAI 37 - 38 sul lago di Garda

Ponte tibetano sul Garda: Crero – Pai

Il primo tratto del sentiero è su sterrato e per dieci minuti affaccia su un balcone naturale. Infatti, ogni passo è accompagnato da un paesaggio mozzafiato dominato dal lago di Garda. Lasciamo Crero alle nostre spalle e procediamo percorrendo agevoli sali e scendi nel bosco. In circa mezz’ora raggiungiamo il ponte tibetano. Pai è ancora distante, ma il nostro obiettivo è San Zeno di Montagna. Sentieri del genere sono un tocca sana sia per l’energia in grado di trasmettere sia per la natura e i suoi scenari incontaminati.

Il ponte tibetano è totalmente in metallo e connette Crero a Pai attraverso il bosco. La struttura è moderna e funge da palcoscenico sul Garda. Superiamo il ponte e proseguiamo il nostro trekking. Dopo appena dieci minuti siamo già al bivio di Pai – San Zeno di Montagna. Sentieri del CAI connettono i due borghi, così imbocchiamo la via a destra verso Tese prima e San Zeno poi. Questo tratto escursionistico è segnato dal CAI con il n.38 ed è di difficoltà E- Escursionistico.

Segnavia sentiero cai n. 38 Pai - San zeno di Montagna, sentieri del Garda

Il percorso naturalistico è rilassante anche se a tratti impegnativo. Il sentiero CAI n.38 è quasi interamente inglobato in una lussureggiante vegetazione. Inoltre, verso la fine di settembre, è silenzioso e offre una pace inspiegabile.

Procediamo sulla nostra via per circa un’ora prima di raggiungere Tese, ossia una minuscola frazione ai piedi di San Zeno di Montagna. Qui incontriamo un’anziana coppia. Lui seduto su una sedia a scrutare i pensieri della sua mente. Lei sorridente, accoglie il nostro saluto e ci chiede dell’escursione. Dopo una breve conversazione, ci augura una buona passeggiata e saluta. Noi con entusiasmo ricambiamo e continuiamo la nostra salita verso la meta.

balcone panoramico San Zeno di Montagna, sentieri CAI 37 e 38, trekking sul Garda

Da Tese a San Zeno di Montagna – il belvedere sul lago di Garda

Una volta a Tese, arrivare a San Zeno di Montagna è un gioco da ragazzi. Infatti, in poco meno di quindici minuti siamo già nel paese a comprare due panini. Per la pausa pranzo decidiamo di usufruire della magnifica vista sul lago di Garda e mangiare nei pressi del belvedere di San Zeno di Montagna.

Il balcone panoramico sembra affacciare su un paesaggio fantastico: una vegetazione di un verde acceso, un bacino idrico di un blu oltremare e un promontorio a fare da sfondo. In fin dei conti, un’ottima ricompensa per degli escursionisti impegnati in un trekking di diverse ore.

chiesa di San Siro, Crero, sentiero CAI 38 Pai - San Zeno di Montagna, trekking sul lago di Garda

Soddisfatti del premio, ricominciamo a camminare. Intraprendiamo l’ultima parte della nostra escursione svoltando a lato del ferramenta di San Zeno di Montagna. Rispetto all’andata, questa via segnata è più agevole e alcuni tratti sono su strada asfaltata.

Percorriamo il sentiero che scende verso valle con estrema tranquillità. Siamo leggermente stanchi, ma soddisfatti di ciò che la giornata ha saputo offrirci. Così, concludiamo il nostro trekking sul Garda spuntando di nuovo dinanzi alla chiesetta di San Siro. Qui si chiude il giro ad anello e così, anche una tra le escursioni più affascinanti sul monte Baldo.
Raianaraya Nature Experience