Traversata della Majella

Un’escursione indimenticabile tra le vallate e le cime più affascinanti del Parco Nazionale della Majella d’Abruzzo: la Traversata della Majella

Autore: Eva D’Onofrio

Oggi vi parlerò di un’escursione fatta quest’estate sui monti della Majella, in Abruzzo. Si tratta di un trekking sul secondo massiccio montuoso più alto degli Appennini continentali la cui cima più alta, il Monte Amaro, raggiunge i 2.793 m s.l.m.. Il percorso circolare parte dal Rifugio Pomilio e attraversa alcune delle cime più belle e panoramiche della Majella.

Zaini in spalla, io e mio padre ci avviamo verso la prima cima: il Blockhaus (2145 m). Sono le cinque del pomeriggio e lungo la strada incontriamo molti escursionisti che tornano a casa dopo la loro giornata di trekking; ci osservano chiedendosi quale sia la nostra meta visto che ormai il sole sta calando e presto farà notte. Con sorrisi complici proseguiamo tra i pini mughi ammirando il paesaggio che pian piano assume colori più caldi. Dopo circa un’ora e mezza raggiungiamo una fontanella dove facciamo rifornimento d’acqua, stuzzichiamo qualcosa e ci rimettiamo in cammino. La salita qui ha una pendenza maggiore ma la nostra meta è vicina e il morale alto.

Il sole è vicino all’orizzonte quando finalmente raggiungiamo la nostra meta. Si tratta di una sporgenza rocciosa che fornisce riparo dal vento e che costituisce un comodo giaciglio per la notte. Prima di tutto stendiamo le stuoie dove il terreno è più in piano e le fissiamo con dei massi. Poi apriamo i sacchi a pelo e indossiamo vestiti più pesanti in vista del freddo che arriverà con il calar del sole. A questo punto l’unica cosa che ci resta da fare è tirare fuori dai nostri zaini un buon Montepulciano e berlo ammirando il sole che tramonta colorando le nuvole di mille sfumature.

Majella

Mangiamo e concludiamo la cena con un bicchierino di Genziana, tipico liquore abruzzese. Ormai inizia a fare buio, ci infiliamo nei nostri sacchi a pelo e osserviamo il cielo che ricopre le nostre teste. La notte è limpida e piena di stelle, siamo immersi nel silenzio più totale intervallato solo dal verso di qualche rapace notturno. La vastità del cielo ci fa capire quanto l’uomo sia piccolo in confronto alla Natura e ci regala qualche stella cadente prima di addormentarci.

Sono le quattro del mattino; è ancora buio, quindi ci alziamo, indossiamo le lampade frontali, facciamo colazione e partiamo verso il nostro secondo obiettivo. Dopo pochi minuti, raggiungiamo la sella che si affaccia sull’Anfiteatro delle Murelle, alla nostra sinistra c’è il bivacco Fusco ma noi proseguiamo verso destra mentre il cielo inizia a diventare più chiaro. Dopo una ventina di minuti arriviamo sulla vetta del Monte Focalone (2676 m), ma proseguiamo ancora oltre camminando sul sentiero ghiaioso.

Majella
Alba dal Monte Acquaviva, Majella Abruzzo.

Mentre il cielo inizia a colorarsi di rosso, intravediamo un gruppo di camosci davanti a noi, ci avviciniamo e osserviamo le loro silhouette che si stagliano sullo sfondo colorato. Sembrano non notare la nostra presenza, gli passiamo accanto e continuiamo il nostro sentiero. Dopo mezz’ora ci troviamo nei pressi della nostra meta, il Monte Acquaviva (2737 m). La vetta è segnata da una croce dietro la quale il sole inizia a fare capolino come una palla rossa infuocata che sorge dalle profondità del Mar Adriatico. Qui tira molto vento, perciò ci ripariamo dietro un muretto di pietra che ci dà riparo e ci permette di ammirare l’alba in tutto il suo splendore.

Ci abbracciamo, facciamo qualche foto e riprendiamo il nostro cammino verso l’ultima cima della giornata. Affrontiamo il primo tratto di discesa su un ghiaione; ad ogni passo affondiamo nella ghiaia e ci lasciamo trascinare verso il basso come se avessimo gli sci ai piedi. Finita la discesa ricominciamo a salire verso la vetta rocciosa davanti ai nostri occhi, la Cima delle Murelle (2596 m). La cresta è molto rocciosa e in alcuni tratti è abbastanza esposta, ma arriviamo a destinazione senza esitazioni. Ci diamo il cinque, questa è la terza vetta della giornata e siamo pronti a chiudere il circuito. Decidiamo di non scendere dalla parte del Bivacco Fusco, aggiriamo un crinale passando per una traccia brecciata e ci troviamo di fronte alla Valle di Selvaromana.

Majella

Poco dopo arriviamo davanti ad uno sperone roccioso superabile con l’aiuto di due catene e attraversiamo uno spigolo abbastanza esposto attrezzato con un cavo d’acciaio. Superato questo tratto, torniamo a camminare su un sentiero più agevole immerso nei pini mughi. Il sole è ormai alto quando raggiungiamo la fontanella dove ieri abbiamo fatto scorta d’acqua. Percorriamo lo stesso sentiero dell’andata, questa volta incontriamo molti escursionisti che si accingono a partire in direzione del Bivacco Fusco. La magia e il silenzio di ieri sera sono svaniti ma al loro posto c’è l’orgoglio e l’entusiasmo di aver portato a termine questo fantastico trekking.

Nel primo pomeriggio arriviamo al Rifugio Pomilio e beviamo due birre per festeggiare la nostra avventura appena conclusa. Siamo stanchi ma pieni di soddisfazione, abbiamo vissuto un’esperienza unica che ci ha permesso di entrare in contatto con la Natura in ogni sua forma. Siamo stati testimoni di uno spettacolo che pochi hanno la fortuna di vedere; abbiamo visto i colori dell’alba e del tramonto, abbiamo dormito sotto un tetto fatto di sole stelle e abbiamo ammirato uno dei panorami più belli d’Abruzzo.

Majella

Questa avventura termina qui, ma le nostre escursioni nel Parco Nazionale della Majella non finiscono mai, dai un’occhiata alla nostra Rubrica Abruzzo.
Raianaraya Nature Experience

Autore

Eva D’Onofrio

Traveller, amante della natura ed escursionista nata. Esplora gli Appennini abruzzesi da quando era piccola e sogna di visitare i luoghi più selvaggi del mondo.

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