Due giorni sulla Majella: il bivacco

Bivacco sulla Majella con un’escursione di due giorni nel parco nazionale più suggestivo d’Abruzzo

Autore: Danilo D’Onofrio

Dopo la Grotta dei Callarelli, la valle principale che mi accompagnava dall’inizio della giornata proseguiva col suo ultimo appellativo: Valle del Forcone. Proprio dallo stesso punto, appena sulla sinistra, iniziava Valle Acquaviva, che avrei seguito da quel punto in su. Stavo per iniziare un percorso in una zona per me quasi completamente nuova, poiché ne assaggiai solo una piccola parte anni prima con mio fratello.

Dei provvidenziali, omini di pietra innalzati da qualche santo uomo, permettevano di progredire facilmente senza perdersi nel labirinto vegetale che i pini mughi rappresentavano. Il percorso in quel punto era abbastanza ripido e, volgendo lo sguardo in avanti, provavo quasi sgomento per l’aspetto severo e aggettante che le bastionate rocciose incutevano alla vista.

Arrivai nel punto dove mi spinsi anni prima con mio fratello; ero di fronte ad un’alta muraglia con grotte larghe e profonde alla base. Proprio in quel punto la Rava si apriva ad imbuto sui fianchi; un ripido canalino proseguiva dritto dinanzi a me. L’interesse che mi colse in quel momento mi accompagna ancora oggi e sono certo mi condurrà di nuovo in quei luoghi, per un insaziabile gusto per l’ignoto, per il nuovo o semplicemente per completare il “discorso”. In questo modo il mio animo resterà marchiato a vita da quei ricordi e niente rimarrà incompiuto.

Lasciai sulla destra quell’invitante canalino e, poco prima di arrivare a quelle enormi cavità, iniziai a piegare a sinistra per proseguire sull’itinerario che mi ero studiato a tavolino. In questo modo avrei raggiunto la cresta che da Monte Pizzone mi avrebbe condotto l’indomani verso il Monte Acquaviva e via di seguito.

escursione nel parco nazionale della Majella, montagna Abruzzo

Ero immerso in un luogo senza tempo, l’ombelico della Majella. In questo paradiso bucolico, dove l’odore era quello del selvatico, gli endemismi della Majella toccavano la loro massima espressione dando tocchi di colore qua e là, come pennellate di un artista moderno. Le uniche presenze, sentinelle e custodi di quel luogo dimenticato, erano i camosci che silenziosi si crogiolavano al sole intermittente, stravaccati su enormi massi erratici. Mi guardavano con curiosità, sicuramente non abituati ad altre presenze.

Le nuvole volteggiavano nella valle sopra la mia testa ma capii che non avrebbero creato problemi. Solo qualche provvidenziale goccia di pioggia venne a rinfrescarmi proprio in quel punto dove, se fossi stato sorpreso da temporale, avrei potuto ripararmi in quelle enormi grotte, in attesa che tutto passasse.

Incontrai delle difficoltà solo in quell’unico tratto, mentre cercavo di raggiungere la cresta ormai vicina. I pini mughi creavano barriere e soltanto l’esperienza poteva lasciarmi trovare la strada giusta. E così fu.

Cavalcavo ormai la lunga cresta che univa Monte Pizzone all’Acquaviva. Da quel punto l’animo faceva scintille alla vista della nuova visuale che si presentava davanti, a completamento di una giornata ricca di emozioni.

camoscio nel parco nazionale della Majella

Dovevo soltanto scegliere un posticino dove bivaccare, che fosse abbastanza comodo e in qualche modo riparato da eventuale vento. Ma c’era un aspetto più importante della posizione strategica contro il maltempo: volevo che quel giaciglio avesse un panorama a 360°, non volevo perdermi niente e desideravo godermi il sole dal tramonto fino all’alba.

Per questo motivo declinai l’invito di un posticino fin troppo comodo, che definirei a 5 stelle, per uno più spartano ed arioso ma con una visuale impeccabile, quello che cercavo e di cui avevo bisogno. Valutai che la quota fosse intorno ai 2400 metri s.l.m. e, una volta tornato a casa, ne controllai l’esattezza sulle cartine.

Di lato potevo osservare il versante da cui ero salito in basso mentre, proprio davanti a me, avevo la parte finale della Valle delle Mandrelle, Piano La Casa e Domenico con la sua Grotta Gelata di cui avvertivo i richiami al proprio gregge. Davanti a me si estendeva tutto il paesaggio lunare della parte alta della Majella fino a Monte Amaro, tutte zone che già avevo percorso in anni di escursionismo.   

Majella - Abruzzo

Erano passate circa sette ore dall’inizio dell’avventura e mi trovavo nel luogo dei miei sogni; ma ora i miei occhi erano aperti e non sognavo affatto. Mi preparai per passare la serata e la notte, rifocillarmi, godermi lo spettacolo e prepararmi per l’indomani.

Quelle erano le giornate più lunghe dell’anno e l’agonia del sole calante era interminabile. Come per un gioco di equilibrio e compensazione, il tramontar del sole avrebbe ceduto il compito di luce alla luna piena, che sarebbe sorta sul mare e che avrei avuto il privilegio di veder nascere dalla mia speciale tribuna.

Il piccolo campo base era ben sistemato: fornellino, asciugatoio e giaciglio. Da quel mio speciale punto d’osservazione non sapevo dove guardare prima, ma ero rilassato e avrei avuto tempo a disposizione per godermi il meritato e confortevole spettacolo che avevo a disposizione.

bivacco sulla majella, montagna

Avevo la consapevolezza di essere solo in quella infinità senza avvertirne il peso, anzi, vivevo quella condizione di isolamento come vero e genuino senso di libertà. Pervaso da tanta bellezza, la mia mente scavava nel passato e, compiaciuto, potevo ricordare di come l’amore per la natura mi avesse salvato in passato da malesseri latenti e di come la natura sia stata la cura contro dispiaceri di vario tipo. L’aver vissuto condizioni di “eremitaggio” voluto mi aveva sempre aperto la mente verso soluzioni che difficilmente avrei trovato.

Pensavo ai miei ragazzi, la gioia della mia vita, che già tante volte avevano condiviso con me esperienze di questo tipo, nella speranza che avrebbero alimentato quella passione anche per conto proprio.

Un venticello costante mi ricordava che su quelle montagne non è mai perfettamente estate e l’escursione termica costringeva il mio corpo ad adattarsi al calo improvviso di temperatura.

notte, majella, montagna, escursione

Le pietraie d’alta quota della Majella rilucevano della luce della luna come fossero neve ed il chiarore permetteva di distinguere dettagli come fosse giorno. Di tanto in tanto avvertivo sassi rotolare giù per i canaloni, a ricordare che non ero solo e che qualche abitante stabile di quei luoghi, probabilmente un camoscio, si spostava approfittando della semi oscurità.

Non riuscivo a prendere sonno, o forse non volevo che accadesse. Forse temevo di perdere anche un solo fotogramma del caleidoscopio di immagini che guardavo, come se fosse stato proiettate solo per me. 

Alle tre, seduto ma ancora infilato nel sacco piuma, accesi il fornellino per scaldare acqua per un tè caldo e iniziare lentamente a sgranchirmi, radunare tutto e smantellare il bivacco.

Così si conclude la prima entusiasmante giornata nel cuore della Majella. La prossima settimana arriveremo al termine di questa avventura sulle montagne abruzzesi.
Raianaraya Nature Experience

Autore

Danilo D’Onofrio

Escursionista, amante della natura e dell’avventura. Le montagne abruzzesi sono la sua seconda casa e il suo motto preferito è “Perdersi per riuscire a trovare la giusta via”.

2 pensieri riguardo “Due giorni sulla Majella: il bivacco

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