Abruzzo on the road: Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

vado di corno on the road, parco nazionale del Gran Sasso e monti della laga

L’ultimo step di questo viaggio on the road iniziato dalla mitica Costa dei Trabocchi abruzzese, attraversando le verdeggianti vallate del Parco Nazionale d’Abruzzo per giungere infine alle pendici rocciose del maestoso Gran Sasso.

Autore: Raianaraya Nature Experience

Una volta smarrita la via per le cascate delle ninfee, con la mia compagna d’avventure abbiamo completato un’escursione di poche ore senza una vera meta, semplicemente camminando e osservando quelle meraviglie della natura che ci si presentavano davanti. Di fatto, il primo trekking degno di nota lo abbiamo affrontato il giorno successivo raggiungendo la vetta del Monte Focalone, sulla magnifica catena montuosa della Majella.

In questo articolo, però, ci concentreremo sulla nostra avventura on the road tra le lande desolate di Campo Imperatore, anche noto come il piccolo Tibet, i borghi, la natura e le vette esplorate nell’area naturalistica del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Dalla Majella al Gran Sasso ripercorrendo quelle antiche terre senza tempo.

Corno Grande, Monte Aquila, Abruzzo, parco nazionale del Gran Sasso e monti della laga

La leggenda della Dea Maia e del “Gigante buono”

Mistiche e intriganti sono le storie che si raccontano riguardo all’origine delle catene montuose appenniniche più alte d’Abruzzo. Una di queste leggende narra della bellissima Dea Maia, la divinità più affascinante delle Pleiadi, che viveva nella Frigia, antica regione dell’Anatolia centro-occidentale, con il suo amato figlio, un uomo altissimo e robusto a tal punto da essere conosciuto come il “Gigante”. Un giorno, per via di una feroce battaglia, il ragazzo riportò ferite talmente gravi da portarlo quasi alla morte.

La Dea Maia, scioccata dall’avvenimento, immediatamente si recò in un luogo sacro per chiedere aiuto ad un oracolo. Quest’ultimo le mostrò una montagna immensa oltre i confini del mare dove nasceva un’erba medica particolare che avrebbe potuto guarire qualsiasi tipo di ferita. Così, i due subito intrapresero un estenuante traversata via mare. Attraccarono con non poca difficoltà nel porto dell’antica cittadina costiera di Orton, l’odierna Ortona, ma stanchi per il viaggio, trovarono rifugio in una grotta naturale. Lì, il gigante in fin di vita spirò fra le braccia della Dea Maia che da allora non riuscì in alcun modo a consolarsi della morte del figlio.

Maia si recò sul Gran Sasso per seppellire il corpo del ragazzo, da allora il profilo del massiccio montuoso ricorda quello di un gigante che dorme. Nel frattempo, in preda alla disperazione, la Dea iniziò a errare senza meta fino a quando un giorno raggiunse la montagna di fronte, in questo modo, avrebbe potuto vegliare per sempre sul luogo in cui era sepolto suo figlio. Da quel momento in poi, Maia diventò un’eremita e vagò nella natura fino al giorno della sua morte. In suo onore, gli abitanti della zona chiamarono la montagna con l’appellativo Majella e, come per miracolo, la conformazione rocciosa prese le sembianze di una donna china che veglia sul suo amato figlio.

Tutte le divinità vicine alla Dea Maia e al Gigante, intristite per lo strazio e per i drammatici eventi, fecero in modo che i due diventassero immortali donando le loro sembianze alle due montagne su cui erano sepolti: Il Gran Sasso e la Majella. Alcuni pastori narrano che nei giorni di bufera, il vento a tratti sembri ricordare il lamento della Dea Maia che piange per il figlio perduto.

Vado di Corno, Monte Aquila, Abruzzo, Gran Sasso

Rocca Calascio e Castel del Monte

Al mattino, entusiasti per le nuove avventure da vivere, proseguiamo con il nostro viaggio on the road nell’Abruzzo selvaggio e a malincuore, lasciamo la mitica Majella per raggiungere il primo borgo nel Parco Nazionale del Gran Sasso sulla nostra lista, Rocca Calascio. Il caldo torrido, il sole cocente e l’assenza di vento ci rendono la vita abbastanza difficile, infatti, in alcuni momenti dobbiamo davvero fare un grande sforzo per concentrare tutte le nostre energie e resistere a quelle temperature alquanto anomale per una zona di montagna: circa 40° C.

Raggiungiamo la roccaforte con circa quaranta minuti di ritardo a causa della mancanza di segnaletica. Intanto, le nostre forze sono al limite e nel mio caso, comincio ad avere anche un preoccupante mal di testa, nonostante portassi anche una bandana sul capo. Rocca Calascio è un borgo su di un cucuzzolo di una montagna a 1.460 metri s.l.m. La vista panoramica è mozzafiato e dai numerosi oblò ricavati dalla roccia ci divertiamo a immaginare come le guardie un tempo scrutassero le vallate circostanti e, per ammazzare la noia, scolassero litri di liquore locale fino a crollare in un sonno profondo.

Tornando verso l’auto, incomincio a sentire vampate improvvise di calore, soprattutto circoscritte alla testa. Verso più volte dell’acqua sul capo per cercare di rinfrescarmi, ma dopo alcuni minuti capisco che probabilmente ho preso un colpo di calore, anche piuttosto importante, quindi, decidiamo di dirigerci verso Castel del Monte e cercare un posticino dove pranzare e riposare un po’ finché non fossi stato meglio.

Transitiamo per il comune montano di Castel del Monte e subito intravediamo una piccola salumeria locale, quelle attività in via di estinzione che ancora riescono a offrire prodotti tipici e di qualità al contrario delle realtà commerciali odierne soprattutto incentrate sulla quantità e il profitto. Compriamo alcune salsicce di cinghiale e ci rechiamo in un parchetto nelle vicinanze, all’ombra di maestosi alberi e seduti su una panchina di legno.

Gran Sasso, Rocca Calascio, Abruzzo

Il piccolo Tibet e Vado di Corno

Nel pomeriggio ci rimettiamo in viaggio e percorriamo i serpeggianti tornanti che conducono nelle rare lande dell’altopiano di Campo Imperatore, un’area sconfinata di origine glaciale locata a 1.800 metri s.l.m. Un luogo antico e unico nel cuore del massiccio montuoso del Gran Sasso. Percorriamo incantati il piccolo Tibet ed essendo un amante della guida, accompagno soddisfatto il volante attraverso la vastità di quell’altopiano. A tratti, sembra di essere catapultati in uno scenario fantascientifico: Canyon, vette torreggianti, cinture di roccia e bestiame al pascolo ovunque.

In lontananza scorgiamo una grande pineta e decidiamo di raggiungerla, inoltre, il mio mal di testa non da cenni positivi, così optiamo per il distenderci sotto gli alberi, rilassarci e vedere se la situazione migliora. Durante le ultime ore del giorno sono bollente e sento dolori come quelli della febbre forte, decidiamo così di raggiungere il nostro covo per la notte e preparare tutto il necessario, in particolare, materassini, sacchi a pelo e cena.

Il luogo preposto per trascorrere la notte è in una piccola e nascosta stradina attrezzata a Vado di Corno, un valico a 1.924 metri s.l.m. da cui è possibile intraprendere dei trekking per il Monte Aquila, 2.494 metri s.l.m. e il Monte Brancastello, 2.385 metri s.l.m., inoltre, da questo punto è possibile anche raggiungere il Corno Grande, la cima regina degli Appennini. Ovviamente, avremo dormito in questo preciso punto proprio per poter scalare una di queste montagne, l’imponente Monte Aquila.

Il giorno successivo, a causa della mia condizione fisica, evitiamo di fare escursioni troppo complesse, così ci rechiamo nei pressi del Lago di Racollo, non molto distante da Vado di Corno, da cui si imbocca il sentiero che conduce alle rovine di una vecchia abbazia. L’escursione è molto semplice e si percorre agevolmente fino alla chiesetta. Purtroppo, il caldo torrido è estenuante e per tutto il tragitto siamo esposti a un sole rovente che non aiuta assolutamente. Tuttavia, il luogo è silenzioso, piacevole e per il sentiero ci raccontiamo di avventure e libri letti.

Vado di Corno, Gran Sasso, Abruzzo

Santo Stefano di Sessanio e il Lago di Campotosto

Nel pomeriggio, a bordo della nostra amata auto iniziamo ad affrontare le anguste curve che portano al borgo di Santo Stefano di Sessanio, un paesino di poche anime adagiato tra le montagne del Parco Nazionale del Gran Sasso in Abruzzo. Una visita piacevole che ci lascia affascinati attraversando quei silenziosi vicoletti e quelle antiche case di pietra incastonate tra le rocce della montagna. Mentre sorseggiamo una tipica IPA abruzzese, siamo divertiti da un asinello che attraversa il borgo, dopodiché, perché non tornare a Campo Imperatore e ammirare quelle remote distese senza confini?

Trascorriamo alcune ore esplorando le terre selvagge di quell’immenso altopiano, il piccolo Tibet, percorrendo quelle districate linee sinuose che creano scenari quasi surreali. Giunte le cinque del pomeriggio ci rechiamo nei pressi del vasto lago di Campotosto, un bacino d’acqua artificiale creato con lo scopo di immagazzinare l’acqua per possibili incendi nelle foreste dei parchi nazionali circostanti. Caso vuole che dirigendoci verso il lago, scorgiamo immense colonne di fumo fuoriuscire dalle montagne verso L’Aquila, mentre diversi aerei si affrettano a sganciare migliaia di litri d’acqua sulle aree interessate dall’incendio.

Raggiungiamo lo specchio d’acqua e cerchiamo un’area attrezzata dove poter trascorrere la notte. Perlustriamo la zona e cominciamo a cercare la legna per accendere il fuoco per il barbecue. Nel nostro termos abbiamo carne e formaggi acquistati in una vicina macelleria locale e non vediamo l’ora di gustare tali pietanze accompagnate da delle birre artigianali scure. Nel boschetto prima del lago agganciamo su un robusto albero la nostra doccia portatile e così possiamo anche godere di una rigenerante doccia nella natura, scherzando e schizzandoci acqua addosso.

Infine, ceniamo e riusciamo a godere della pace assoluta di quel momento, quel silenzio ristoratore che ci accompagna per tutta la durata della sera e della notte. Assistiamo al calare del sole e alle ultime luci del giorno. Sfumature di una tonalità arancio scuro si fondono con quel blu profondo che annuncia l’avvento della notte, creando una linea di contrasto all’orizzonte quasi a dimostrare l’immensità di quell’evento. Finalmente ci adagiamo sul nostro giaciglio e abbracciati cadiamo in un sonno profondo.

lago di campotosto, Gran Sasso, notte in Abruzzo nel parco nazionale

Viaggiare on the road non è soltanto una meravigliosa avventura nel mondo, ma una filosofia di vita, un modo di vivere a stretto contatto con la natura circostante più diretto che lascia un’esperienza più vivida e reale del viaggio.
Raianaraya – Nature Experience

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