Val Veny e Val Ferret: al cospetto del Monte Bianco

Le valli della Val d’Aosta, Val Veny e Val Ferret, accolgono le pendici del Monte Bianco, la regina delle Alpi

Autore: Raianaraya Nature Experience

La Val d’Aosta è un angolo della penisola italiana che ancora conserva antiche tradizioni e scenari incontaminati sorprendenti. Il Monte Bianco è di sicuro il fiore all’occhiello per gli appassionati di escursionismo e d’alpinismo, ma questa zona d’Italia abbonda anche di parchi nazionali e riserve naturali che delineano i contorni e le caratteristiche di questa remota e selvaggia regione.

La nostra attenzione da tempo si era posata su questa terra e dopo alcuni periodi di riflessione, finalmente ci siamo lanciati in questa nuova avventura tutta italiana. In particolar modo, anche dovuto ai disagi del Covid-19 e della situazione internazionale, abbiamo optato per un viaggio on the road alla scoperta delle vette delle nostre Alpi senza oltrepassare il confine nazionale.

Il nostro viaggio è iniziato da Venezia a bordo di un van a noleggio. La prima meta e anche la più distante di tutto l’itinerario prevedeva per l’appunto il Monte Bianco con le sue illustri vallate nel versante italiano nei pressi della nota località sciistica di Courmayeur: la Val Veny e la Val Ferret. Queste ultime sono delle valli incantate che racchiudono il grande massiccio montuoso di cui fa parte il Re delle Alpi, sua maestà Mont Blanc. Ed è proprio dalla Val Veny che la nostra avventura ha avuto inizio.

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Monte Bianco: la prigione dei demoni

Il Monte Bianco è avvolto da uno spesso velo di misticismo e molte sono le storie e i miti che si celano dietro la sua vera essenza. Una leggenda vuole che una parte dello spesso ghiacciaio della montagna sia sede di una prigione eterna di demoni. Il susseguirsi di magie, esorcismi e maledizioni aveva lentamente infestato e confinato spiriti maligni della Val d’Aosta. Si narra che il curato di Cogne con i suoi esorcismi riuscì ad allontanare e segregare i manteillon, ossia antichi folletti maligni che affollavano la montagna.

Uno stregone che giungeva dall’Oriente invece catturò tutte le creature maligne della Val d’Aosta e le rinchiuse nell’immensa torre del Dente del Gigante del Monte Bianco. Inoltre, un giovane frate dall’anima beata bandì tra i ghiacci le nefaste entità che danneggiavano la regione. Mentre, uno sconosciuto viandante rinchiuse tutti i demoni all’interno del ghiacciaio.

Quest’ultimo fu cordialmente accolto dagli abitanti del luogo che vivevano nei pressi del massiccio. Il vagabondo decise di intervenire attraverso le forze divine in modo da liberare la popolazione locale dalle entità maligne. Ecco che, tutto d’un tratto, candidi fiocchi di neve incominciarono ad imbiancare la montagna infestata, ricoprendola di una spessa coltre che segregò e intrappolò per sempre gli spiriti maligni. Questo fu il momento in cui il monte prese l’odierno e luminoso nome: Monte Bianco.

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Val Veny e i ghiacciai del Monte Bianco

Siamo giunti a Courmayeur in pieno pomeriggio e, purtroppo, come per buona parte del nostro viaggio, il meteo non è mai stato dalle nostre. Una timida ma persistente pioggerellina continuava a cadere sugli spioventi tetti in legno e tra le caratteristiche viuzze del borgo montano. Io ed Eva, la mia compagna d’avventure, avevamo appena affrontato un lungo viaggio di circa cinque ore e non vedevamo l’ora di addentare qualcosa e perlustrare la prima valle sulla lista: la Val Veny.

La Val Veny si estende nel cuore del massiccio del Monte Bianco e al suo interno custodisce paesaggi unici e imperdibili. Da Entrèves fino al Col de La Seigne a confine con la Francia gli scenari sono diversificati e selvaggi. inoltre, sono diversi i trekking che si possono intraprendere per avere una buona panoramica sulla vetta regina delle Alpi. Uno tra questi è la balconata sul Monte Bianco, una vera e propria escursione con vedute mozzafiato sui ghiacciai della Brenva e del Miage, ma anche le Aiguilles des Glaciers e l’Aguille Noire de Peuterey.

Prima che la notte portasse via con sé le ultime luci, abbiamo voluto esplorare le rive del fiume Dora Baltea, un importante affluente del Po che nasce tra la Val Veny e la Val Ferret dai ghiacciai circostanti. L’acqua cristallina rivelava ogni pietra del fondale e sulla destra orografica del fiume si potevano ammirare numerosi omini, ovvero massi di diverse dimensioni che progressivamente si riducono verso l’alto. Anche noi abbiamo colto l’occasione per erigerne uno prima di assaporare una forte grappa locale.

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Allerta Meteo, dalla Val Veny alla Val Ferret

La notte avevamo provato a sostare in un parcheggio da cui partono alcuni sentierini lungo il fiume Dora Baltea. Purtroppo, abbiamo scoperto per via delle pattuglie notturne che è severamente vietato parcheggiare l’auto in Val Veny dalle 23:00 fino alle 08:00 della mattina. Inoltre, durante l’inverno, questa valle è completamente chiusa e si può raggiungere soltanto in cabinovia. Pertanto, siamo saltati di nuovo a bordo del nostro van e abbiamo raggiunto un parcheggio nei pressi di Courmayeur dove si poteva ammirare un enorme ghiacciaio e anche uno spesso strato di permafrost.

Il 4 luglio, il freddo invernale e i quattro gradi ci hanno preso alla sprovvista e, di fatti, la nostra notte non è andata come previsto. Tuttavia, sopravvissuti alle tenebre, al mattino abbiamo tentato di raggiungere la balconata del Monte Bianco, ma a causa della stanchezza e delle poche ore di sonno, infine, abbiamo optato per la Val Ferret e un sentiero più semplice, ma che fosse al contempo panoramico.

Ancora leggermente infreddoliti abbiamo percorso tutta la Val Veny a ritroso, osservando i diversi ghiacciai della valle e gli strati di permafrost che caratterizzano le parti in quota del massiccio montuoso. Una volta usciti, abbiamo cominciato a seguire le indicazioni per la Val Ferret. Ed è qui che si è presentata una nuova avventura e un’escursione con uno sguardo a 180° sull’intera valle.

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Val Ferret e il mancato Rifugio Elena

Dopo una breve esperienza in Val Veny, cominciava per noi un nuovo momento nella splendida Val Ferret. Abbiamo percorso in van l’intera via che conduceva a Lavachey e per circa mezz’ora abbiamo costeggiato le remote lande selvagge della valle. I catastrofici segni delle frane e delle valanghe passate erano evidenti in ogni angolo. Massi di qualsiasi forma e dimensione hanno dato vita ad un vero e proprio campo minato che durante le stagioni invernali mutano con la forte azione del tempo.

Contrariamente alla Val Veny, la Val Ferret cammina lungo la destra orografica del Monte Bianco mostrando altri ghiacciai perenni del massiccio. L’unica strada angusta e a tratti dissestata conduce lentamente attraverso la valle dove vegetazione e fauna sono i veri padroni. Una volta raggiunto il parcheggio di Lavachey, imbocchiamo il sentiero del Rifugio Elena. Il rifugio si trova in fondo alla Val Ferret, a quota 2061 m s.l.m., di fronte al millenario ghiaccio di Pré de Bard.

Abbiamo iniziato la nostra escursione intorno alle 9 e 30 della mattina e il meteo, come già accennato all’inizio, non ci ha dato tregua se non per alcuni brevi momenti. Fortunatamente, durante le due ore di trekking non siamo stati colti da improvvisi temporali. Dopo circa un’ora e mezza di cammino, ecco che incontriamo il nostro primo ostacolo: un ripido nevaio da oltrepassare.

Con calma e sangue freddo sfidiamo il temibile avversario concludendo la prima battaglia. Tuttavia, dopo altri quindici minuti di cammino ci imbattiamo in altre due nevaie. A questo punto un po’ spaventati e leggermente interdetti, abbiamo deciso di evitare e ritornare per la stessa strada da cui eravamo giunti. Pertanto, abbiamo riaffrontato il nevaio a tentoni e finalmente siamo giunti al ristorante in fondo alla Val Ferret da cui eravamo partiti dove abbiamo pranzato con polenta, fontina e salsicce Valdostane.

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Il pomeriggio abbiamo lasciato la valle per raggiungere il Parco Nazionale del Gran Paradiso, un luogo selvaggio e meraviglioso tutto da scoprire che racconteremo nel prossimo articolo.
Raianaraya Nature Experience

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