Gran Sasso: escursioni a Campo Imperatore e Rocca Calascio

vado di corno on the road, parco nazionale del Gran Sasso e monti della laga

Campo Imperatore, Rocca Calascio e Santo Stefano di Sessanio sono le ultime mete della nostra ultima tappa di questo itinerario on the road in Abruzzo. Un viaggio iniziato dalla mitica Costa dei Trabocchi per poi attraversare le verdi valli del Parco Nazionale d’Abruzzo, e giungere infine sulle pendici rocciose del maestoso Gran Sasso.

Dal Parco Nazionale d’Abruzzo al Gran Sasso

Il primo trekking affrontato, degno di poter essere definito tale, lo abbiamo intrapreso sulla Majella e in particolare sul Monte Focalone. Questo proprio in seguito all’escursione verso le cascate delle ninfee, mai pervenute.

Ed è per recuperare che abbiamo optato per una visita di un giorno sulla catena montuosa più prominente degli Appennini, subito dopo al maestoso Gran Sasso.

In questa maniera abbiamo potuto sgranchire le gambe e riscaldarci prima di approdare tra le lande desolate di Campo Imperatore. Noto in Abruzzo come il piccolo Tibet, l’altopiano presenta un paesaggio sterminato, costellato di rocce, distese brulle e animali al pascolo per chilometri e chilometri.

In questi ultimi giorni siamo andati a caccia di antichi borghi, tra natura e vette immemori, nell’area naturalistica del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Dalla Majella al Gran Sasso, ripercorrendo terre remote.

Gran Sasso, Corno Grande, Abruzzo, Campo Imperatore

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La leggenda della Dea Maia e del “Gigante buono”

Mistiche e intriganti sono le storie che si raccontano riguardo all’origine delle catene montuose appenniniche più alte d’Abruzzo.

Una di queste leggende narra della bellissima Dea Maia, la divinità più affascinante delle Pleiadi, che viveva nella Frigia, antica regione dell’Anatolia centro-occidentale, con il suo amato figlio, un uomo altissimo e robusto a tal punto da essere conosciuto come il “Gigante”.

Un giorno, per via di una feroce battaglia, il ragazzo riportò ferite talmente gravi da portarlo quasi alla morte. La Dea Maia, scioccata dall’avvenimento, immediatamente si recò in un luogo sacro per chiedere aiuto ad un oracolo.

Quest’ultimo le mostrò una montagna immensa, oltre i confini del mare, dove nasceva un’erba medica che avrebbe potuto guarire qualsiasi tipo di ferita. Così, i due subito intrapresero un estenuante traversata via mare.

Attraccarono con non poca difficoltà nel porto dell’antica cittadina costiera di Orton, l’odierna Ortona. Ma stanchi per il viaggio, trovarono rifugio in una grotta naturale. E fu lì che il gigante, ormai in fin di vita, spirò fra le braccia della Dea Maia che da allora non riuscì in alcun modo a consolarsi della morte di suo figlio.

La nascita della Majella

Maia si recò sul Gran Sasso per seppellire il corpo del ragazzo. Fu da allora che il profilo del massiccio montuoso mutò e iniziò a ricordare quello di un gigante che dorme.

Nel frattempo, in preda alla disperazione, la Dea iniziò a errare senza meta. Fino a che un giorno ella raggiunse la montagna di fronte. In questo modo, avrebbe potuto vegliare per sempre sul luogo in cui era sepolto suo figlio.

Da quel momento in poi, Maia diventò un’eremita e vagò fino al giorno della sua morte. In suo onore, gli abitanti della zona chiamarono la montagna con l’appellativo Majella e, come per miracolo, la conformazione rocciosa prese le sembianze di una donna china che veglia sul suo amato figlio.

Tutte le divinità vicine alla Dea Maia e al Gigante, intristite per lo strazio e per i drammatici eventi, fecero in modo che i due diventassero immortali donando le loro sembianze alle due montagne su cui erano sepolti: Il Gran Sasso e la Majella.

Alcuni pastori narrano che nei giorni di bufera, il vento a tratti sembri ricordare il lamento della Dea Maia, ancora in lacrime per il figlio perduto.

Vado di Corno, Campo Imperatore, Gran Sasso d'Abruzzo
Vado di Corno, Campo Imperatore, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

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Rocca Calascio e Castel del Monte

Al mattino, entusiasti per le nuove avventure tutte da vivere, proseguiamo con il nostro viaggio on the road nell’Abruzzo selvaggio, lasciando a malincuore la mitica Majella. In particolare, per raggiungere il Parco Nazionale del Gran Sasso. Ma soprattutto, il primo borgo sulla nostra lista: Rocca Calascio.

Il caldo torrido, il sole cocente e l’assenza di vento ci rendono la vita abbastanza difficile. Non a caso, in alcuni momenti siamo impegnati in una vera sfida di sopravvivenza. Lo sforzo per concentrare tutte le nostre energie e resistere a quelle temperature era alquanto anomalo, specie se si considera che sia una zona ad alta quota: il termometro segnava oltre 40°.

Raggiungiamo la roccaforte con circa quaranta minuti di ritardo a causa della mancanza di segnaletica. Intanto, le nostre forze sono al limite e nel mio caso, comincio ad avere un preoccupante mal di testa, nonostante portassi una bandana sul capo.

Arrivo a Rocca Calascio

Rocca Calascio è un borgo su di un cucuzzolo di una montagna a 1.460 metri s.l.m. La vista panoramica è mozzafiato e dai numerosi oblò ricavati dalla roccia ci divertiamo a immaginare come le guardie un tempo scrutassero le vallate circostanti e, per ammazzare la noia, scolassero litri di liquore locale fino a crollare in un sonno profondo.

Tornando verso l’auto, incomincio a sentire vampate improvvise di calore, soprattutto circoscritte alla testa. Verso più volte dell’acqua sul capo per cercare di rinfrescarmi, ma era ormai chiaro che avessi a che fare un colpo di calore. E anche piuttosto forte, quindi, decidiamo di dirigerci verso Castel del Monte e cercare un posticino dove pranzare e riposare un po’ finché non fossi stato meglio.

Transitiamo per il comune montano di Castel del Monte e subito intravediamo una piccola salumeria locale, quelle attività in via di estinzione che ancora riescono a offrire prodotti tipici e di qualità al contrario delle realtà commerciali odierne, incentrate sulla sola quantità e il profitto.

Compriamo un paio di salsicce di cinghiale e ci rechiamo in un parchetto nelle vicinanze, all’ombra di maestosi alberi e seduti su una panchina di legno.

Gran Sasso, Rocca Calascio, Abruzzo
Rocca Calascio, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Abruzzo

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Campo Imperatore e Vado di Corno nel Gran Sasso

Nel pomeriggio ci rimettiamo in viaggio e percorriamo i serpeggianti tornanti che conducono nelle rare lande dell’altopiano di Campo Imperatore.

Ubicata a 1.800 metri s.l.m. la sconfinata area è di origine glaciale. Un’antica valle adagiata nel cuore del massiccio montuoso del Gran Sasso.

Percorriamo incantati il piccolo Tibet ed essendo un amante della guida, accompagno soddisfatto il volante attraverso la vastità di quell’altopiano.

A tratti, sembra di essere catapultati in uno scenario fantascientifico: Canyon, vette torreggianti, cinture di roccia e bestiame al pascolo ovunque.

In lontananza scorgiamo una grande pineta e decidiamo di raggiungerla. E dato che il mio mal di testa non da cenni positivi, optiamo per il distenderci sotto gli alberi, rilassarci e vedere se la situazione migliora.

Durante le ultime ore del giorno sono bollente e sento dolori come quelli della febbre forte, decidiamo così di raggiungere il nostro covo per la notte e preparare tutto il necessario. In particolare, materassini, sacchi a pelo e cena.

Il lago di Racollo e le rovine di Campo Imperatore

Il luogo preposto per trascorrere la notte è in una piccola e nascosta stradina attrezzata a Vado di Corno. Questa è sita in un valico a 1.924 metri s.l.m. da cui è possibile intraprendere dei trekking per il Monte Aquila, 2.494 metri s.l.m. e il Monte Brancastello, 2.385 metri s.l.m.

Inoltre, da questo punto è possibile anche raggiungere il Corno Grande, la cima regina degli Appennini. Ovviamente, avremo dormito in questo preciso punto proprio per poter scalare una di queste montagne, l’imponente Monte Aquila.

Il giorno successivo, a causa della mia condizione fisica, evitiamo di fare escursioni troppo complesse, così ci rechiamo nei pressi del Lago di Racollo, non molto distante da Vado di Corno, da cui si imbocca il sentiero che conduce alle rovine di una vecchia abbazia.

L’escursione seppur semplice e di facile percorrenza, ci conduce fino alla chiesetta con un caldo torrido estenuante. Per tutto il tragitto siamo esposti a un sole rovente che non aiuta in alcun modo il nostro andare.

Tuttavia, il luogo è silenzioso, mistico e ci ispira nelle conversazioni che variano tra avventure e libri letti.

Vado di Corno, Gran Sasso, Abruzzo
Vado di Corno, Campo Imperatore, valico per il Monte Aquila

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Santo Stefano di Sessanio

Nel pomeriggio, a bordo della nostra amata auto iniziamo ad affrontare le anguste curve che portano al borgo di Santo Stefano di Sessanio. Il paesino, abitato da poche anime, è adagiato tra le montagne del Parco Nazionale del Gran Sasso in Abruzzo.

La visita è piacevole e ci lascia affascinati. Attraversare quei silenziosi vicoletti e le antiche case di pietra incastonate tra le rocce della montagna è straordinario.

Sorseggiamo una tipica IPA abruzzese, siamo anche deliziati da un asinello che attraversa il borgo. Dopodiché, non vi è modo migliore di concludere la giornata se non tornando a Campo Imperatore per ammirare quelle remote distese senza confini.

Trascorriamo alcune ore esplorando le terre selvagge di quell’immenso altopiano, il piccolo Tibet, percorrendo quelle districate linee sinuose che creano scenari quasi surreali.

Da Campo Imperatore al Lago di Campotosto

Giunte le cinque del pomeriggio ci rechiamo nei pressi del vasto lago di Campotosto, un bacino d’acqua artificiale creato con lo scopo di immagazzinare l’acqua per possibili incendi nelle foreste dei parchi nazionali circostanti.

Caso vuole che dirigendoci verso il lago, scorgiamo immense colonne di fumo fuoriuscire dalle montagne verso L’Aquila, mentre diversi aerei si affrettano a sganciare migliaia di litri d’acqua sulle aree interessate dall’incendio.

Raggiungiamo lo specchio d’acqua e cerchiamo un’area attrezzata dove poter trascorrere la notte. Perlustriamo la zona e cominciamo a cercare la legna per accendere il fuoco per il barbecue.

Nel nostro termos abbiamo carne e formaggi acquistati in una vicina chianga locale e non vediamo l’ora di gustare tali pietanze accompagnate da due birre artigianali scure.

Nel boschetto prima del lago agganciamo su un robusto albero la nostra doccia portatile e possiamo finalmente godere di una rigenerante doccia nella natura.

Prima di andare a letto, ceniamo e riusciamo a respirare una pace assoluta. Quel silenzio ristoratore ci accompagna per tutta la durata della notte. Assistiamo al calare del sole e alle ultime luci del giorno.

Sfumature di una tonalità arancio scuro si fondono con quel blu profondo che annuncia l’avvento della notte. Una linea di demarcazione si fa più forte all’orizzonte, quasi a dimostrare l’immensità di quell’evento. Infine ci adagiamo sul nostro giaciglio e così, in un caldo abbraccio, cadiamo in un sonno profondo.

lago di campotosto, Parco Nazionale del Gran Sasso, Abruzzo, on the road

Viaggiare on the road non è solo una meravigliosa via per esplorare il mondo, ma anche una filosofia di vita, un modo di vivere a stretto contatto con la natura, più diretto e che lascia un’esperienza più vivida e reale del viaggio stesso.

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