I Borghi abbandonati d’Abruzzo

i borghi abbandonati d'abruzzo e delle marche
Autore: Danilo D’Onofrio

Guardarsi attorno e perdere la consapevolezza del presente, del luogo in cui ci si trova: è quello che accade spesso a chi si cimenta nella scoperta dei borghi abbandonati compresi tra i Monti della Laga e i Monti Gemelli, divisi soltanto dalla Valle Castellana e dalle acque del torrente omonimo che vi scorre placido, delimitando i confini provinciali, tra Teramo e Ascoli Piceno, e regionali, tra Abruzzo e Marche.

Curioso e divertente è guidare risalendo la valle, passando da una sponda all’altra, attraversando i ponti e ritrovandosi quindi continuamente da una provincia all’altra. Più ci si addentra nel cuore della valle, più colpisce il graduale isolamento, l’intensità della vegetazione e la maestosità dei patriarchi della natura, che in questo luogo pare abbiano trovato giusta dimora. Osservando bene il paesaggio e alzando lo sguardo sui pendii boschivi, non è facile, se non per i buoni osservatori, scoprire vecchie casette spesso disabitate che ben si mimetizzano nell’ambiente.

abruzzo, borghi abbandonati

Siamo a pochi chilometri da modesti centri abitati, poco lontani dal caos della capitale, eppure questo luogo non ha niente da invidiare a ben più blasonati santuari della natura e ai vicini parchi nazionali del Gran Sasso-Laga e Sibillini. Quasi surreale è bearsi di questo isolamento e del trionfo della natura a così poca distanza dall’affollata riviera adriatica o dalle stupende piazze medioevali di Ascoli Piceno. Ma non è ancora niente rispetto a quello che si può scoprire abbandonandosi in vecchi e sepolti percorsi che portano al cuore pulsante di questo posto incantevole e fiabesco.

La quota modesta, pedemontana, permette di esplorare la zona in qualsiasi periodo; è meglio evitare l’estate inoltrata per via del caldo, l’autunno è senz’altro il periodo migliore, quando i boschi misti esplodono in mille sfumature di colori. I castagni secolari sono i veri protagonisti della flora, i loro tronchi maestosi spiccano per grandezza ed eleganza, come isole nell’oceano vegetale tutto intorno.

borghi abbandonati d'abruzzo

Ai fianchi di questa valle, ad un’altezza compresa tra i 600 e gli 800 metri di quota, sono disseminati un certo numero di borghi; parecchi di essi sono ormai abbandonati da decenni mentre altri possiedono ancora qualche tenace abitante. Inoltre sui colli è presente una buona “spolverata” di casali buttati alla rinfusa e isolati dai borghi per qualche strano motivo, ma che posseggono un fascino davvero particolare. 

Camminare tra rovine, acciottolati, viuzze, arcate e vecchi orticelli, e affacciarsi discretamente dentro una vecchia mangiatoia avvertendone ancora l’odore di stalla, permette di immaginare la dura vita di quei tempi. Col silenzio come unica colonna sonora, ci si immedesima in quella vita caratterizzata dall’immane lavoro di cui possiamo intuire l’efficacia in ogni ambito, in particolar modo in un autosostentamento necessario e vitale. Qui la gente viveva di quel poco di agricoltura che il territorio permetteva, di pastorizia, di ciò che fruttavano i boschi da cui ogni borgo era circondato e dalla raccolta di castagne.

natura e borghi d'abruzzo

Gran parte di questi borghi non era toccata neanche da strade percorribili dai carri trainati, ma vi erano solo strette mulattiere e labirinti di sentieri nei boschi. Altra caratteristica strana e grottesca: pare che negli anni ’70, proprio con l’arrivo dell’energia elettrica, sia iniziato il graduale abbandono di questi borghi, come se i vecchi abitanti non avessero gradito quel tocco di civilizzazione!

Tutto il territorio si presta a chi vuol provare il brivido della vera esplorazione; forse proprio in questi luoghi, più che in alta montagna, è richiesta una spiccata predisposizione all’orientamento e all’isolamento. Soltanto da pochi anni qualcuno ha pensato bene di ridare lustro e valore a questi antichi borghi, ormai quasi completamente sepolti dalla vegetazione, e dare respiro ai fantasmi che aleggiano ancora tra quelle vecchie mura.  

abruzzo tra natura e borghi abbandonati

Il borgo che per primo ha usufruito delle cure di qualche cuore generoso è Laturo, ormai simbolo di questa lenta rinascita e riscoperta. Stilare una lista lascia certamente nell’oblio per dimenticanza tanti piccoli nuclei, tra cui ricordiamo Valle Pezzata, Settecerri, Collegrato, Leofara, Olmeto, Valzo, Cortino, Fioli e Case Giosia. Un vero universo a sé, un viaggio nel passato dei nostri avi, un tuffo nella wilderness per eccellenza, una carezza alle tradizioni scomparse, un omaggio silenzioso alla memoria di gente buona, onesta e coraggiosa: l’abruzzese “forte e gentile” per antonomasia.

Quale migliore occasione per un turismo ecosostenibile che dia il giusto valore ad un termine spesso inflazionato? Ma per arrivare a questa condizione bisogna uscire dai soliti schemi, scartare i soliti sentieri ormai super gettonati; i borghi di Valle Castellana danno la possibilità di fare esperienze uniche e rispolverare le nostre vere origini. Con l’aiuto di qualche opportuna e mirata politica locale, si darebbe la possibilità di invertire la tendenza di abbandono purtroppo ancora molto diffusa.

paesi diroccati e borghi antichi abruzzo

La sentieristica è in via di espansione e qualche buona pubblicazione regala la possibilità di avventurarsi in questi luoghi inesplorati: questi sono oggi aspetti fondamentali per un buon approccio da parte dei meno esperti. Negli ultimi anni sono stati pubblicati degli scritti di memorie e qualche resoconto di chi ha voluto trascrivere le emozioni ricevute nel respirare il fascino camminando nella leggenda.   

Ogni volta che mi ritrovo e mi perdo, mi perdo e ritrovo nel fascino di questi posti. Non posso non chiedermi quale sia il vero progresso, non posso non chiedermi cos’altro ci occorre oggi se a quella gente bastava quel nulla che possedeva. Torno spesso in quei posti: c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, ancora a giocare al piccolo esploratore. Ma quando finirà l’incanto della scoperta, quando non sarà più possibile “perdersi” o provare a farlo, resterà sempre il fascino del mistero, il racconto silenzioso di un tempo e della sua gente che non tornerà più.
Raianaraya Nature Experience

Autore

Danilo D’Onofrio

Escursionista, amante della natura e dell’avventura. Le montagne abruzzesi sono la sua seconda casa e il suo motto preferito è “Perdersi per riuscire a trovare la giusta via”.

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